Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; FRANCIA ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1952>   pagina <170>
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Salvo MasteUone
Ut vealent voir dans les allures et les démarches du Monarque Russe, dans son ìnsistanee à aller à Rome, et ses prévenanees pour la Cour de Sardaigne et dà Naples Fintension d'établir une influente prépondérante du Gabbi et de Pétersbourg sur les Gouvernemenis Ilaliens... Et on croit cetle Puissance d'autant plus disposée à aspirar à y jouer un role, qua Von regarde assez généràlement eelui du cobi' net de Vienne comma touchant à sa fin, par suite de Page avance du Prince de Metternich et de l'anarchie gouvernementale qui pourra se produrre ere Autriche ait moment oà cet homme d'Etat disparaitra de la scène polkique. M
Il Gaizot ritenne, pertanto* opportuno avvertire il governo piemontese che il conte Mortìer sarebbe ritornato a Torino latore di istruzioni donni live, e avrebbe sancito l'accordo. Il 22 aprile 1846 furono, infimi, firmati gli atti definitivi* e per il 20 maggio successivo fu fissata l'entrata in esecuzione del trattato. I negoziati erano durati circa sette anni!
Dalla narrazione delle vicende di queste trattative franco-piemontesi appare ben chiaro che il governo francese, anche se aveva in animo di modificare, allar­gare e rendere pia elastico il sistema doganale, che imprigionava l'economia del -paese, poco o nulla fece per non ledere gli interessi particolari degli indu­striali e degli uomini d'affare. Rinunciò a concludere -un trattato di commercio con l'Inghilterra, dovette abbandonare il progetto di unione doganale con il Belgio, e a stento riuscì a portare a termine il trattato col Piemonte*?) Nono­stante la scarsa agilità nel dominio commerciale, la Francia formulò in questo periodo ambiziosi disegni egemonici, e si illuse per qualche tempo di poter suc­cedere all'Austria come arbitra dell'equilibrio europeo. Il Guizot in fondo al cuore credette di essere l'erede necessario del vecchio Metternich. Per tale mo­tivo egli guardò con attenzione all'Italia ed in particolare al Piemonte, che appariva come il primo baluardo da conquistare. Il Piemonte fu, quindi, il punto di convergenza degli interessi francesi e degli interessi austriaci, e quasi a sua insaputa, divenne ad un certo momento l'ago dell'equilibrio internazionale. Tutto ciò era sfuggito a quanti avevano studiato soltanto la corrispondenza politica: il Silva nel suo studio di storia diplomatica sulla Monarchia di luglio e l'Italia tra­lascia del tutto il periodo 1838-1846.3)
A parte queste considerazioni, ci piace insistere sul fatto che dai documenti francesi è confermata l'esistenza di una direttiva ben chiara nell'azione politico-economica svolta dal ministero sardo soprattutto dopo il 1840: Le gouvernement sarde ponrsuit avec perseverante le pian qu'il a forme de se lier par des conven-tions de commerce et de navigation avec toutes les Puissances maritimes qui con-sentiraient a négocier avec lui . *) Questo piano tendeva ad assicurare al piccolo Piemonte l'indipendenza economica, e di conseguenza l'indipendenza politica.
Dal 1832 al 1846 furono conclusi dal Piemonte ventisei trattati, e in tutti prevalse la clausola della nazione più favorita che, proprio perchè concessa a lutti, stava a dimostrare come il Piemonte invece di isolarsi, oppure legarsi economicamente con uno stato solo, tendeva ad aprire sempre più i suoi confini commerciali.
1) A.E.P.,C<wr. Po/., Turni, voi. 318, 20 die. 1845 (dépéche Mortìer), p. 167.
2) TKUBEAU-DANCIW, op.- cu*, voi. VI, p. 38.
3) p. SILVA, La Monarchia di luglio e l'Italia. Studio di Storia Diplomatica, Torino, Un.
*) A.E.P., Coir. Comm., Turin, voi. VIII, 7 loglio 1846, p. 165.