Rassegna storica del Risorgimento

ARRIVABENE GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
anno <1952>   pagina <173>
immagine non disponibile

La missione di G. Arrivabenc e lo spirito pubblico, ecc. 173
alcuna mera viglili di ciò: fallita la missione dell'avvocato Nicola Giani che, partito da Mantova il 19 marzo, non ara giunto oitre Lodi,J) era giunto più tardi nella capitale
Memorie storiche politiche mantovane dal 1848 al 1866, Mantova, Tip. Eredi Segna, 1881, pp. 16 e 22 (il quale non fece che seguire il CATTANEO delle Considerazioni, ecc. cit., p. 89) per la genericità delle accuse stesse (la maggioranza del Comitato fu definita fiacca,, pusilla e disposta a qualunque transazione collo straniero, purché venisse soffocato ogni moto popolare), restano da prendersi in considerazione piuttosto le spiegazioni di G. ABMVABENE contenute in Archivio Triennale, ecc. CÌL, voi. II, j, 550, che furono accolte anche da A. Lozio, op. cit., p. 97 (mancanza quasi assoluta di notizie intorno ai divisamenti delle altre provincie, per cui il moto riesci troppo subitaneo, e non se ne trasse profitto sul bel principio, quando eravi maggior proba­bilità di riuscita; un comitato troppo numeroso: troppo impeto in alcuni, che faceva dissimulare tutte le difficoltà, e dimenticare ogni regola di prudenza, e troppa riflessione ed incertezza in altri; il ni un contatto e rapporto anteriore colle truppe; la scarsezza della popolazione; la relativa ed anche assoluta vastità ed importanza delle fortifica­zioni; la vicinanza di Verona, divenuta presto ricovero alle truppe del Veneto; la speranza fondata che l'austriaco intendesse di sgombrare, quando la guerra fosse stata spinta colTimpeto che si sperava).
A ciò si aggiungano probabilmente il tradimento di qualcuno (Omboni? Martello? mons. Corti?) come evidentemente sospettava lo stesso Arrivabenc (ci/., p. 550); la rivalità tra monarchici e repubblicani, come appare evidente da una lettera del mar­chese Ippolito Covri ani a Cesare Correnti del 16 marzo 1882 (riportata in Y. OTTOLINT, La rivoluzione lombarda del 1848 e 1849, Milano, ed. Hoepli, 1887, pp. 179-180) e dallo stesso discutibile scritto di F. SILIPRANDI, cit., pp. 24-25; e, accanto all'insufficienza dei capi, lamentata da C. GENOVESI, Figure ed avvenimenti del '48 a' Mantova, Mantova, ed. Paladino, 1933, p. 37, possiamo ben aggiungere l'atteggiamento in genere di tutta la popolazione mantovana, che se è vero che i capi non seppero o non vollero trascinare la popolazione al conflitto cui essa sembrava pronta, non è men vero che nessuno della popolazione seppe o volle compiere quel gesto che forzasse la mano all'esitante Municipalità od al discorde Comitato. La rivoluzione ha scritto C. SPEIXANZON (op. cit., voi. III, p. 794) comporta, in ogni caso, un rischio estremo per chi la fa, e richiede sempre audacia, slancio, sprezzo del pericolo, perfino incapacità di ragionare e di prevedere: proprio tutto questo mancò ai dirigenti ma mancò anche alla popolazione. Unilaterale mi sembra quindi la tesi di G. SOLITRO, (Ippolito Nievo, Padova, Tip. del Seminario, 1936, p. 42) il quale scrive che la causa del falli­mento del tentativo mantovano [fu] la mancanza... d'un capo di mente chiara, di volontà energica, di autorità indiscussa, di cuore intrepido, che mettendosi alla testa del moto lo dirigesse con mano ferma e sicura.
Giudizi severi sui Mantovani diede A. V'ESENTIMI, Mantova dal 18 marzo al 2 aprile 1848 in Rivista Storica del Risorgimento Italiano, anno III (1898), pp. 127-135; difesero i Mantovani invece A. Lozio, op. cit. e A. REZZAGHI, Quarantotto Mantovano, Mantova, R. Accademia Virgiliana, 1933.
Fu aperto accusatore del vescovo di Mantova, mons. Corti, il gen. E. BAVA, Relazione delle operazioni militari dirette dal Generale Bava comandante il primo corpo d'armata in Lombardia nel 1848, Torino, Tip. G. Cassone, 1848, pp. 8-9; e lasciò pla­nare un'ombra di dubbio sul suo atteggiamento anche P. L. DONINI, Commentari della rivoluzione italiana, Torino, Tip. Pavesio, 1848, p. 24.
') F. NEGBETTI, Memorie storiche della colonna mantovana, Cremona, Tip. Ronzi e Signori, 1865, pp. 25 e 31-32. Ma non fu fucilato dagli Austriaci come dice erronea­mente il GENOVESI (op. eh., p. 40), tanto è veto che lo troviamo il 1 luglio successivo a Como (C. PAGANI, Uomini e cosa in Milano dal marzo alVagosto 1848. Milano, ed. Cagliati 1906, p. 549 e A. REZZAGÌII, op. cft., p. 43, nota).
3