Rassegna storica del Risorgimento
ARRIVABENE GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
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1952
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Federico Curato
Il compito di informatore e di vigilutorc non fu facile a Causa dell'atteggiamento filoaustriaco di buona porte della popolazione. Già il generale Bava, in una relazione fatta a Carlo Alberto il 19 giugno, constatava chc al di la del Mincio, ove attualmente è il teatro della guerra, gli abitanti aderiscono di preferenza per l'Austria, e, sia per inclinazione sia per timore, tengono il nemico perfettamente a giorno di quanto si passa nella nostra armata, mentre noi ci troviamo costretti d'agire alla cieca, e perchè in paese di fratelli ed amici, non possiamo nemmeno usar violenze per conseguire quei riscontri che ci sono indispensabili. 0 Ora, ad occidente del Mincio la situazione forse non era spinta sino a questo punto né forse così diffusa, ma episodi non mancarono neppure qui, tali da giustificare l'asserzione del generale piemontese: il rifiuto degli abitanti di Castelgoffredo di aprire le porte e di somministrare le vettovaglie ai Piemontesi che avanzavano, ai primi d'aprile, verso il Mincio è certamente uno dei più significativi a questo proposito. 2) Negli stessi giorni, o poco dopo, altri comuni del distretto di Volta venivano esortati dal governo lombardo a raddoppiare di premura verso le truppe Piemontesi dato che risultava, da una circolare inviata da Milano al Comitato distrettuale di Volta, come in alcuni luoghi [si fosse] ricusato l'ingresso alle truppe Piemontesi e [si fossero] accampate difficoltà a provvedere di quanto abbisognasse . 3)
Tutto ciò, del resto, rientra nella constatazione fatta da entrambe le parti, austriaca ed italiana, che l'elemento campagnolo, lungi dall'essere infetto di liberalismo come la borghesia della città, simpatizzava molto peri tedeschi e ne acclamò le vittorie.4)
Nessuna meraviglia quindi che l'Arrivabene, il quale doveva essere ben conscio di tale stato d'animo, dovesse occuparsi sovente di spie o di individui presunti tali. Uno dei primi casi presentatosi al commissario straordinario fu quello Omboni. Era costui un mantovano di pessima fama il quale era riuscito a strappare un incarico di fiducia al generale Lechi e, successivamente, col suo contegno aveva attirato su di sé dei sospetti. L'Omboni, per salvarsi, aveva lanciato accuse contro i suoi accusatori ed il Broglio, trasmettendo la pratica all'Arrivabene, aveva commentato che poteva anche essere che gli accusatori fossero uguali o peggiori dell'accusato. Ma la diligente relazione dell'Arrivabene, in data 10 maggio, aveva assodato, su informazioni assunte dai comitati di Suzzara e di Gonzaga, che tutti i calunniati (il pretore Pavesi, il com-
1) E. BAVA, op. cit., p. 115.
2) A. MONTI, op. cit., pp. 106-107 e A. REZZAGHI, op. cit., pp. 83-84.
3) A. REZZAGHI, op. cit., p. 82.
*) A. Luzio, ari. cit. in op. cit., voi. II, p. 96, il quale basa le sue affermazioni sugli storici austriaci del *48 lombardo e veneto Stager, SchSnhals, Gruu, Hilleprandt e Strade. Famosa è rimasta la testimonianza dello SCHONHAXS, op. cit., voi. II, p. 127, che i contadini, al momento della riscossa austriaca, esdamavano, andando incontro ai soldati dell'imperatore Ferdinando, Vengono i nostri!. Sul carattere cittadino dell'insurrezione del *48 scrissero anche UFFICIALE PIEMONTESE, op. cit., pp. XVI-XVIII; C. A. VECCHI, VItalia. Storia di due anni, 1848-1849. Torino, ed. Franco (2* ed.), 1856, voL I, p. 105. Sull'atteggiamento dei villici mantovani, convenuti il 18 marzo in città per la festa del S. Patrono, S. Anselmo, BÌ veda oltre al Luzro summenzionato, il romanzetto storico di P. SUZZAI A VERDI, Patria e cuore, Milano, Stab. Tip. ex Boniotti, 1861, pp. 46-52. Sull'esistenza di un Antirisorgimento antinazionale delle masse contadine e proletarie in genere esistente accanto al Risorgimento nazionale delle minoranze borghesi, si vedano le acute pagine di G, SPADOLINI, JI 48, Realtà e leggenda di una rivoluzione. Firenze, ed. L'Arco, 1948, pp. 71 e segg.