Rassegna storica del Risorgimento

ARRIVABENE GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
anno <1952>   pagina <192>
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Federico Curato
pagnamento priva dei documenti >) ed il 21 l'Arrivabene ai scasava asserendo tratta* di un materiale errore di trasmissione.2) Ne risulta quindi che Milano aveva giudicato ancor prima di aver preso conoscenza degli atti e di quali atti!, di quelli che, in sostanza, costituivano la. prova dell'innocenza o della colpevolezza del Volpi. Ma ad arruffare ancor più la matassa, abbiamo l'originale, in data 23 luglio, di una lettera dell'Ani* vab one ad Emilio Trambolla nella quale il primo faceva la straordinaria confessione di trovarsi nell'impossibilità di presentare l'originale della circolare dei Volpi perchè egli non l'aveva (ed il Volpi infatti, glie ne aveva trasmessa la minuta) e, pur sapendo in mano di chi si trovasse, non voleva farne neppure il nome perchè non gli capitasse qualche malanno. Accusava anzi il Pecoraro firmatario delle lettere del 28 giugno e del 16 luglio, di gesuitismo 3) il che ci fa supporre che, almeno secondo FArrivabcnc, il Pecorari era perfettamente conscio, mentre chiedeva l'originale della circolare, che il commissario straordinario si trovava materialmente (perchè non l'aveva) e moralmente (perchè non poteva danneggiare il detentore di essa) impossibilitato a farlo.
Dal che risulta evidente o almeno probabile che l'Arrivabene volesse proteggere qualcuno e che il Volpi fosse la vittima di un intrigo, del cui fine ed a vantaggio di chi fosse stato ordito ci riesce impossibile il dire. Alla luce di questa considerazione lo stesso errore di trasmissione, denunciato il 21 luglio, appare esser stato probabilmente voluto. Ma senza la scoperta di nuovi documenti oggi ci è impossibile dire di più. e meglio.
Comunque questo episodio è, unitamente agli altri, sintomo di una situazione moralmente irrequieta durante la quale gli elementi torbidi vengono a galla e costrin­gono anche i galantuomini o a compiere azioni poco chiare od a commettere errori. Che errore certo fu la nomina di un certo Luigi Mori a rappresentante di Viadana in una costituenda commissione di commercianti se, in seguito alle proteste del Comi­tato distrettuale che il 18 luglio accusava chiaramente il Mori d'essere persona poco rispettabile, più volte inquisito per sospetto di furto e ritenuto qual manutengolo , la nomina fu, cinque giorni più tardi, revocata essendo avvenuta per un puro sba­glio. *)
La situazione della provincia era, indubbiamente difficile, come risulta dalle testimonianze dei contemporanei e dalle pratiche trattate dal commissario straordi­nario che dimostrano quanto vivo ed operante fosse lo spionaggio in tutti gli ambienti ed in tutte le classi sociali della provincia. L'andamento stesso della guerra, stagnante sul territorio mantovano, era un incentivo a questo atteggiamento così poco patriot­tico. In un rapporto consegnato dall'Arrivabene e dal Finzi al Quartier Generale a V aleggio, diretto al Beretta, era chiaramente detto che tutte le borgate alla destra del Po manifestavano il loro malcontento verso il Commissariato di Bozzolo perchè, essendo esposte alle razzie ed alle incursioni austriache, attribuivano questa mancata difesa ad inerzia dell'organo provinciale (mentre dipendeva dal fatto che l'esercito sardo, praticamente abbandonato dagli alleati, era insufficiente a proteggere tutto il territorio). D'altra parte la Guardia Nazionale, cui si vagheggiava d'affidare la difesa"
*> A. M. R. M>, Fondo Casati, busta 52, n. 74,
2) A. M. R. M Fondo Cusali, busta 52, attergate al . 7-1-
3) A. M. R. M., Fondò Casati, busta 52, n. 75. In Appendice n. 26. *) A. M. R. M., Fondo Casaliy busta 52, u. 52 e 53.