Rassegna storica del Risorgimento

ARRIVABENE GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
anno <1952>   pagina <194>
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Federico Curato
vano approdare alla formulazione di un'accusa ben concreta per la disorganizzazione in cui ai trovava la polizia del governo provvisorio. Questa faccenda degli immigrati nel Mantovano provenienti da altre parti era una vecchia piaga ch'era stata rivelata al Governo provvisorio da Achille Mauri fino dal 9 maggio allorquando aveva chiara­mente formulato il sospetto che molti operai venuti fuori di Mantova altro non fossero che agenti del governo austriaco l) e che fu ripresa agli ultimi di luglio, allorquando si scoprì che il governo austriaco, come già il borbonico in Sicilia, aveva scarcerato dall'ergastolo di Mantova numerosi galeotti al fine di creare disordini in Lombardia e paralizzare l'azione del governo provvisorio.2)
Dopo questa premessa e dimentico degli episodi noti, l'Arrivabene veniva ad affermare che Io spirito della minuta popolazione era più lodevole di quello degli agiati I i quali cercavano di non pagare le tasse e di sfuggire alle requisizioni. Denunciava poi il commissario le inevitabili meschine ambizioni nell'ambito dei singoli comuni o dei singoli distretti, specialmente in quelle località che non erano state toccate dalla guerra, sulla destra del Po o, sulla sinistra, a Viadana. Annunciava infine d'aver minacciato di far pubblicare il nome dei contribuenti morosi onde sollecitare il versamento delle imposte.3)
La descrizione della situazione nel Mantovano fatta dall'Arrivabene era esatta in gran parte e conteneva delle inesattezze soltanto nella diagnosi delle cause. Era "vero che la popolazione era tepida, era vero che i benestanti egoisticamente pensavano a non pagar le tasse e di sfuggire alle requisizioni, ma si illudeva quando affermava, forse per mancanza di casi clamorosi, che lo spirito della minuta popolazione fosse abbastanza lodevole . Proprio due giorni innanzi a Sabbionetta era avvenuto un fatto sintomatico, del quale l'Arrivabene fu informato solo il giorno 13, della situa* zione quale noi l'abbiamo presentata, e cioè che la cosa pubblica era caduta in mano di egoisti e che la popolazione, lungi dal vedere l'interesse italiano innanzi tutto, si lasciava guidare da sentimenti o risentimenti di carattere assolutamente locale o con­tingente per prendere una posizione politica che non poteva tornare che a vantaggio degli Austriaci.
Una lettera anonima da Volta Mantovana al governo provvisorio, in data 7 luglio, oltre a portare esplicite accuse di spionaggio contro il commissario distrettuale Gel* metti (che sarebbe stato, anch'cglil, in contatto col famigerato commissario Martello) accusava di corruzione i medici incaricati di procedere alla visita dei giovani di leva. *) L'accusa forse era falsa ed era dettata dall'invidia verso coloro che erano stati esone­rati dal servìzio; ma ove anche fosse stata vera non avrebbe dovuto portare ad altre conseguenze che ad un ricorso contro i corrotti e contro i corruttori. A Sabbionetta invece non fu cosi: due giorni dopo (e cioè prima ancora che giungesse al governo la lettera anonima) un gruppo di giovani, stimando che altri coscritti fossero stati inde­bitamente esonerati dal servizio, esaltati dal vino, dopo aver insolentito il parroco di Villa Pasquali si misero a gridare Viva Radetzky, viva l'imperatore, abbasso Carlo Alberto, abbasso il Governo provvisorio dando così sfogo ai loro veri senti-
') L. MARCHETTI, op. cit., p. 225.
2) L. MARCHETTI, op, e., p. 480.
*) A. M. R. M., Fondo Canati, busta 52, n. 78. In Appendice n. 23.
*) A. M. R. M., Fondo Casati, busta 52,. n. 56. In Appendice n. 20.