Rassegna storica del Risorgimento

ARRIVABENE GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
anno <1952>   pagina <199>
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La missione di G. Arrivabene e lo spirito pubblico, ecc. 199
Ma un danno non valutabile fu l'esodo dei patriotti dalla provincia: gente attiva, intelligente, aperta alla comprensione dei tempi nuovi, che portò altrove il proprio lavoro e la propria fede. Esula dal nostro compito ricercare le tracce di tutti coloro che, lasciato il Mantovano, cercarono altrove una residenza più o meno quieta. Segui­remo solo colui che resse le sorti della provincia con onestà e competenza in quei mesi burrascosi.
Di lui troviamo una prima traccia a Genova, poche settimane dopo l'armistizio Salasco. Se l'Arrivabene si portasse là per motivi famigliari non mi è dato sapere. La cosa, esaminata dal punto di vista politico, è molto significativa e quadra con l'opinione che dell'Airivabene ci siamo potuti fare attraverso la sua missione manto­vana, cioè l'opinione di un Arrivabene democratico, forse anche un tantino repubbli-caneggiante. Pur avendo egli assolto la sua funzione di commissario straordinario nel più. onesto dei modi, appare evidentemente da alcuni suoi rapporti (particolarmente da quello deu 11 luglio e dall'atteggiamento da lui assunto nei confronti degli incidenti di Sabbionetta) ch'egli parteggiava in Cuor suo per coloro che lottavano contro il pri­vilegio, ch'egli si sentiva più vicino agli umili che non ai potenti che si giovavano di questa potenza per fini loro particolari. Genova era allora una sede importante di questo movimento democratico, a tinta repubblicana, ed in quell'ambiente le idee dell'Arrivabene dovettero subire un incentivo a proseguire nella direzione perla quale s'era messo. Ne sono testimoni i suoi rapporti col Cattaneo, per il cui Archivio Trien­nale compilò la narrazione dei fatti di Mantova dal 18 marzo al 2 aprile da noi dianzi ricordata; ne sono testimoni i suoi rapporti con gli antichi membri del Governo prov­visorio della Lombardia, diventato Consulta il 2 agosto, alla vigilia della catastrofe, e convocata in Torino nell'ultima decade di luglio.
Il primo rapporto che l'Arrivabene ebbe con la Consulta (primo di cui noi siamo a conoscenza) fu una lettera del 3 settembre, nella quale l'antico commissario straor­dinario, diventato un poco il punto di riferimento degli esuli mantovani, chiedeva alla Consulta schiarimenti in mezzo a tutti i si dice che correvano in quel momento (ripresa delle ostilità austro-sarde, intervento francese, mediazione anglo-francese, ecc.) onde essere in grado di illuminare i propri examministrati. ) La domanda dell'Arrivabene era altamente ingenua, anzitutto perchè tanto in caso di mediazione diplomatica quanto in caso di ripresa della guerra il segreto era più che mai richiesto per evitare indiscrezioni pericolose; in secondo luogo perchè la consulta lombarda, che il 4 settembre iniziò a Torino la propria attività consultiva, era tenuta essa stessa all'oscuro di tutto. Come gli esuli mantovani non riuscivano a persuadersi che l'Arri­vabene fòsse ignaro dei retroscena della politica, così forse l'Arrivabene si sarebbe altamente meravigliato se la Consulta gU avesse rivelato d'essere all'oscuro di tutto, ma questa era la realtà e forse per non esser obbligata anzi tempo a rivelarla la Con­sulta, presa in esame la strana richiesta dell'Arrivabene nella seduta del 5 settembre, la passò agli atti per quelle provvidènze che saranno del caso senza però degnarla d'alcuna risposta. 2)
Dell'ex-commissario straordinario abbiamo notizie, sempre da Genova, verso la fine di ottobre. Si tratta d'un'ultra e più lunga lettera alla Consulta (che fu stampata
i) A. M. R. M., Fondo Casati, busta n. 90 (Consulta lombarda a Torino, archivio), n. 5. In Appendice, n. 30.
2) F. CUBATO, 1848-'49. La Consulta straordinaria della Lombardia. Milano, ed. Mondadori, 1950, p. 154.