Rassegna storica del Risorgimento
ARRIVABENE GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
anno
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1952
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Federico Curato
contemporaneamente su alcuni quotidiani) dalla quale appare chiaro che l'Arrivabenc era divenuto ormai completamente radicale (o democratico che dir si voglia). L'ambiente l'aveva completamente assorbito.
In quella lettera, che era firmata anche dalTing. Minozzi, l1Arrivabene ripeteva le solite accuse, di moda in quel momento, contro il governo piemontese reo di non aver continuato la guerra e di credere alla mediazione diplomatica anglo-francese, e dopo aver rivendicato per la Lombardia il diritto di prender parte alle trattative in seguito alla fusione, accusava la Consulta di supina acquiescenza alla volontà sarda e minacciava, ove hi Consulta non avesse agito o la guerra non fosse stata ripresa immediatamente, di ritirare l'adesione della provincia di Mantova alla fusione col Piemonte. ) Una specie di ultimatum* adunque, che merita d'esser preso in considerazione: a parte infatti le accuse ingiuste nei confronti della Consulta la quale stava appunto lottando col governo piemontese per esser fatta partecipe delle trattative per la mediazione 2) - cosa che l'Arrivabene ignorava la lettera in questione conteneva contraddizioni, inesattezze e illusioni. Contraddizione tra il punto in cui affermava che l'Austria era in dissoluzione a causa dell'insurrezione ungherese e perchè il suo esercito stanziato nel LombardoVeneto s'era sfasciato e l'altro, immediatamente successivo, in cui deprecava che l'Austria fosse armata e combattesse mentre gli Italiani erano inermi; inesattezze là dove si arrogava il diritto di parlare in nome della provincia di Mantova lui che non era stato eletto alla carica di commissario, ma aveva ricevuto l'investitura da quel governo la cui autorità voleva ora misconoscere e, comunque, essendo la fusione della Lombardia stata votata per tutta la regione, egli non aveva né veste né autorità di operare qnel distacco che minacciava, tanto più che non era in grado di interpellare gli elettori a causa dell'occupazione militare austriaca: il suo atto giuridicamente irrilevante è politicamente significativo perchè mostrava quanto assolutisti siano gli nomini che si arrogano la pretesa di parlare a nome del popolo. Infine era una pia illusione il conto ch'egli come tutta i repubblicani del tempo facevano sull'intervento francese, che Bastide agitava come spauracchio ma che nessun uomo politico francese aveva in animo di effettuare perchè ciò avebbe significato una guerra generale.
Anche di questa seconda lettera la Consulta non tenne alcun conto. A questo punto si perdono le tracce dell'Arrivabene, per qualche tempo. Se è vera la supposizione del Michel che l'Arrivabene emigrasse in Corsica agli ultimi del marzo o ai primi dell'aprile del 1849 3) bisogna supporre anche che il nostro ex-commissario straordinario si fosse compromesso nell'agitazione repubblicana che infuriò a Genova per tutto il periodo autunno 1848-primavera 1849, e particolarmente dopo la battaglia di Novara, e stimasse più prudente emigrare all'estero. Uno studio approfondito sui moti genovesi e sulla attività dei democratici in Liguria in quello scorcio del '48 e della primavera del '49, prima e dopo la fatai Novara, potrebbero portare a nuove interessanti rivelazioni e stabilire, tra l'altro, la parte avuta dagli emigrati lombardi in quelle agitazioni.
i) A. M. R. M., Fondo Casati* busta 94 (Consulta lombarda a Torino* Carte sciolte) n. 20. Pubblicata in F, CcBAtco, op. citi* pp. 327-330.
2) F. CUBATO, op. cit., pp. 57-58.
) E. MICHEL, Esuli italiani in Corsica (1815-1851)* Bologna, ed. Cappelli, 1938, p, 249.