Rassegna storica del Risorgimento
ARRIVABENE GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
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1952
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207
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La missione di G. Arrivabene e lo spirito pubblico, ecc. 207
11. - VING. ARRIVABENE ALLA COMMISSIONE PROTEGITRICE (SIC)
DEGLI INTERESSI DELLA PROVINCIA MANTOVANA
PRESSO IL GOVERNO DI LOMBARDIA IN MILANO i)
Jerì un corpo dì circa 200 cavai leggeri austriaci fu a Governolo alle ore 3 di mattino con tre cannoni. Lo stesso corpo, ed un altro fu visto a Portiolo, ed un terzo a Borgoforte è diede la caccia col cannone a tre barche naviganti nel Po che per ventura avevano posto un carico di polvere per le Provincie Venete sopra altra barca che passò inosservata.
Da persone che parlarono con quegli Austriaci si riseppe che stavano attendendo il transito d'una barca grande come una casa per affondarla. Pare che intendessero parlare d'un battello a vapore (che vuoisi la Clementina) il quale deve tradurre sul Veneto dei volontarj milanesi.
Intimarono anche ai mulini natanti nel Po di trovarsi tutti giovedì sulla riva sinistra colla minaccia di affondarli in caso di innobbediensa (sic) e di bombardare U paese di Portiolo situato alla destra presso la riva del fiume.
Rubarono poi al solito buoi che condussero in città.
Appena ricevute queste notizie si spedirono staffette a Casalmaggiore, Viadana, Cizzolo, Ostiglia, Revere, Mottegiana replicando gli ordini rigorosissimi perchè sia impedito ogni transito nel Po da Ciszolo a Revere, perchè sia avvertito specialmente il battello a vapore, e perchè siano ritirati tutti i mulini nei tronchi superiore ed inferiore.
Pare che dei mulini abbisognino gli Austriaci per macinare i grani ai quali non bastano quelli della Città. Le popolazioni però sono spaventate attendendosi che il nemico voglia passare il Po, e mettere a sacca quelle terre.
Ora il frumento è maturo, e si comincia la raccolta presso la città. Il Governatore ha nuovamente intimato che tutti rechino il frumento in città colla minaccia d'incendio delle corti ut caso di mancanza.
Del tutto abbiamo dato oggi notizia al signor Antonio Berretta (sic) perchè ne dia parte al Quartier Generale, aggiungendo che la guarnigione di Mantova è di circa 8000 soldati soltanto, buona parte dei quali ammalata, che la guarnigione ad onta degli ultimi fatti del Veneto è assai avvilita, che molti ufficiali italiani hanno lasciato il servizio, e che altri ufficiali tedeschi dicono apertamente di essere vogliosi di fare lo stesso (le quali notizie sono tutte sicurissime e da potersi garantire); che attesa la influenza dell'aria di Mantova, massime sugli individui dei climi settentrionali in un mese al pia la guarnigione che è oggi la metà di quella che occorrerebbe sarebbe ridotta innabile (sic) affatto al servigio, e dovrebbe arrendersi, ove Mantova fosse subito stretta, ed impedito ogni modo di rinforzarla, e rinfrescarla, o scambiarla: che vi ha modo anche di aumentare la detta influenza malefica dell'aria la quale d'altronde per la lunga abitudine non sarebbe risentita dagli abitanti che assai rimessamente (espediente poco umano bensì, ma da non trascurarsi attesa l'importanza dello scopo, e trattandosi che il nemico ne fa una guerra di sterminio).
Chiudendo Mantova, ed impedendo ogni soccorso, il che pare eseguibile atteso barrivo della riserva piemontese, di truppe lombarde, il Re potrebbe conservare le posizioni attuali con pochi cambiamenti, e con un esercito di almeno 50 mila uomini, e dar battaglia sul campo che meglio gli convenisse in caso die si volesse soccorrere la fortezza.
i) A. M. II. M., Fondo Casati, busta 70, n. 23.