Rassegna storica del Risorgimento
ARRIVABENE GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
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1952
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Federico Curalo
della sua dolce armonia. Oh guai se questa non venisse in nostro con/orto. La nostra anima manderebbe un grido tetro, desolaio il grido della disperanza, arido, freddo; senza la rugiada del pianto. Oh ma il nostro dolore, ha ancora per sé il sollievo di molte lagrime.
II.
La Patria, l'esilio, e la morte!'ecco la partenza, il viaggio, la meta dei militanti per la libertà. Sventura all'umanità se questo stuolo di generosi a non paventare gli inganni del passato ed a sfidare le crudeli delusioni del presente, la fede non avesse in un principio eterna come il mondo, raggiante come il sole che lo illumina. Essa non avrebbe per se il tesoro di un gran libro, il vangelo dei popoli, le di cui pagine sono coperte da migliaja di nomi de* suoi figli devoti, e sulla di cui faccia sta scritto martirio e libertà Ahimè che questo libro è fatto ormai troppo grave dal sangue e dalle venture. Ma questo libro è grande però che quando il Genio delta libertà; fa il novero de* suoi morti per indovinante quello dei vivi, dalle carte rivolte ed agitate, un vento si parte a portare il gelo della tomba nelle aule dei potenti, e il tremito dello spavento nei polsi dei reprobi*
IH.
Reverenti, e compresi dalla solenne maestà del Campo santo, in questo giorno di duolo, apriamo anche noi il sacro volume, e d'un altro carissimo nome facciamolo vivo.
L'Ingegnere Giovanni Arrivabene da Mantova è morto.
La mia ignota e debole voce non è da tanto per scrivere, e dire -un elogio degno del trapassato. Per far ciò vorrebbesi e mente, e cuore, e virtù come ei possedeva. E pochi come lui, vene sono oggidì. Il mio cuore, forse, ha sciolto, e scioglie un inno di dolore come egli lo merita, ma il vero dolore del cuore chi è che può scriverlo? A voi pure o fratelli che circondate affettuosi questa cara Salma, vi sta dipinto sul volto, e voi pure tutti ve ne state silenziosi. Il dolore è più muto, quanto più è grande.
IV.
Il giorno che succedeva a quello del 18 maggio dell'anno 1804, l'Ingegnere Giovanni Arrivabene nasceva. Nasceva in mezzo allo smarrimento del mondo, che un giorno prima aveva udito il gemito di un assassinalo, ed un milione,di voci nomare Imperatore un gigante. Ieri quando la brezza del mattino svegliava al tuo soffio il creato, egli spirava. Con l'aria venne la morte vennero abbracciate queste indivisibili sorelle del Camposanto.
V.
Giovanni Arrivabene, fina dai primi suoi anni, indefessamente si consacrò agli sludi severi delle scienze positive. Anche in quell'età che la febbre della giovinezza conduce facilmente ad abusarne, egli si tenne saldo nella via della saggezza. Spesso rinfiammava un ineffabile entusiasmo, e questo accadeva dopo che la sua niente aveva vagheggiato un sublime pensiero. Era a vezzo (sic) ài silenzio taceva e meditava. Navigò sagacemente tra le onde burrascose de' sudi tempi; ed in mezzo al demolimeruo di grandi progetti, stette forte. Eia il modello de* suoi compagni di gioventù, e l'amare questo gentile sentimento che con effusione gli esciva dal cuore, da tutti che lo conobbero veni/vagli ricambiato Wa- universal-mmlo amato. Maturo negli studi di matematica, fu chiamato a compiere ed a dirigere