Rassegna storica del Risorgimento
ARRIVABENE GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
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1952
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La missióne di G* jLTrivabetty e lo spirito pubblico, ece. 227
opere di grave momento, e di pubblica utilità. All'amore aggiungevasi una stima profonda, per l alto sapere di cai faceva mostra, Fu nemico sempre dell'osto, e la ardente anima sua andava incessantemente in cerca di un'attività che i forti affatica, e gli ignavi spaventa. In tutte cose che egli applicatasi, ne usciva istruito. * maestro. Tra le pareti del suo gabinetto scientifico, dettò varii scrìtti e memorie intorno alla scienza die a preferenza aveva amato, la matematica, e un senno profondo dettò non ha guari un volume che ragiona della matematica applicata all'Idraulica, lavoro di calcolo vastissimo, e che i sapienti tengono in gran pregio.
VI.
Gli anni volgevano rapidamente, e con gli anni U senno gli cresceva. Giunse il 1848 questa epoca che di rigeneratrice come pareva che ella dovesse essere del mondo, non valse che a farlo progredire di un sol passo. Quell'epoca trovò nel nostro defunto l'uomo, U cittadino, il sapiente, l'onesto, e per una squisitezza di sentire che raramente si rinviene, l'umile ed il modesto. Anche Mantova, la città che diede culla al maestro di Dante, quel grande rammingo (sic) Italiano, anch'esso, che egregi figli e generosi alberga, si scosse alle aure di libertà che scorrevano per il mondo, e sorse. Ma come il discepolo di Virgilio Strozzava il maledetto latrato del ringhioso cane, altri strozzava il grido di libertà. E Mantova subì prima i destini, a cui poscia dovette soccombere l'universa Italia! Oh se la reverenza del luogo e Vomere di questo povero morto non m'impedissero di scordare che siamo sulle zolle dei morti e del perdono, la mia mente s'alzerebbe ardita con il linguaggio della indignazione e detti... E detti di pietà continuerò per l'amore del povero morto. La stima che per lui sentivano i suoi concittadini, l'innalzò a membro del Governo Provvisorio che per pochi giorni ebbe vita in quella Città. Poscia eludendo la rabbia Austriaca andò a combatterla fuori della città che soggiaceva, e durante la guerra del 1848, fu a capo del governo Provvisorio per tutta la Provincia di Mantova, che aveva la sua residenza in Bozzolo.
Egli nel difficile incarico non venne meno a se stesso, ed a fianco di tanti altri che rumarono vergognosamente, egli se serbò puro, ed imparò. Amò sempre la nostra Italia come la la vergine ama Cantore de* suoi. Ire lustri, come la sposa ama il frutto delle sue viscere. Ma il destino involve uomini e cose; e quando non si potè più amare la Patria oprando, egli l'amò genuflesso sulla sua tomba piangendo e sperando.
VII.
Povero padre ed amico. Egli studiava il passato, e traendone coraggio per sopportare il gravoso presente, utili insegnamenti accumulava per l'avvenire. Oh l'avvenire era il ladro del suo tempo, che scorreva lento, la gioja della sua vita, il pensiero ravvi valor e della sua niente, il conforto del suo cuore affaticato dagli affanni. Egli col senno e l'esperienza dei maturi, amava il fervido conversare dei giovani-. Amava sentire da quelle labro (ic)spi-ranti alito di fuoco, tip Aere le dorate speranze egli ardimentosi proposili. Oh quante volte in un istante di scoraggiamento, noi giovani che lo conoscevamo.arrossimmo nel contemplare i suoi grigi peli, ed il suo volto irradiato dal raggio d'una fede verde ed. incrollabile. E a noi pure in ultimo toccò di asciugare su quel fronte, e su quel caro volto, il freddo sudore della morte, senza che le assidua cure della scienza e il desiderio vivissimo di serbarlo otta vita valessero a difenderlo dalla lama inesorabile della morte.