Rassegna storica del Risorgimento

LUCERA ; MAZZACARA MADDALENA CANDIDA
anno <1952>   pagina <241>
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Un episodio Incerino della repubblica partenopea 241
Rappresentò lo sposo il Capitano D. Gennaro Sanges con procura del 4 maggio di quell'anno per notar Giuseppe De Palma di Lucerà. Il palazzo che abitavano i coniugi Candida Maxzaccura era di loro proprietà ed attiguo al palazzo Piemonte, oggi Frignano, in Via S. Francesco.
La nonna mia materna. Violante Placido, morta quasi nonagenaria, serbava grato ricordo della Mazzaccara: ella, infatti sposatasi ai primi del 1800 al giu­rista Nicola Piemonte che fu poi docente di Diritto Romano e di Diritto e Proce­dura Civile nelle Scuole Universitarie annesse, sotto i Borboni (1837), al Real Liceo, e stabilitasi nel palazzo di lui, accanto, ripeto, a quello della Candida Mazzaccara, aveva avuto rapporti di cordiale vicinato con quest'ultima, così da poterne, dopo malti anni, ricordare l'eletto e colto ingegno, la decorosa bellezza, la nobiltà del sentire, l'amore per gli umili. Degli avvenimenti lucer ini del 1799 mia nonna diceva di aver sentito discorrere in casa di suo padre Don Michele Placido, in quel tempo Tesoriere della Città: notizie con maggiori particolari confermatele, in seguito, dal marito, che, nato nel 1768, era stato tra i testimoni détte tristi giornate del 1799. Pertanto ella esaltava l'azione patriottica della Mazzaccara, specialmente quando le accadeva di conversare con gli uomini del suo tempo, cioè con quell'ardente carbonaro che fu Don Girolamo Frignano, mio avo, e con D. Francesco del Buono e D. Luigi Del Vecchio, accesi e convinti liberali di cui fa cenno Gemma Caso nel volume La Carboneria in Capitanata (Napoli, 1913-1914), l'ultimo, deputato supplente al Parlamento delle Due Sicilie nel 1820-1821.
I FATTI LUCEHINI NEL 1799
È noto che, anche prima del 1799, le Società Segrete del Mezzogiorno cospi­ravano contro il dispotismo borbonico. Nel 1799, dopo che l'Armata francese aveva invaso il Regno e proclamata, col concorso dei patrioti napoletani, la Repub­blica Partenopea, ed in Foggia, città amica ai Francesi, era stato innalzato l'albero della Libertà, oratore entusiasta un prete: Francesco Paolo Jacuzio , in Lucerà il moto rivoluzionario fu seguito da uomini generosi che costituivano, sì, la parte migliore, cioè quella più. colta e aristocratica della città (consueto loro luogo di riunioni: il salotto detta Mazzaccara), ma avevano contro di sé il popolaccio, sobillato da qualche facinoroso realista. Tra i più arrabbiati oppositori dei fran­cesi, inviati in Puglia dal generale supremo Championnet per domare le città ribelli, era un Ciaburri, degenere discendente della nobile famiglia lucer ina cui appartenne Maria, madre del celebre Galiani. In combutta con altri reazionari, egli tentò di ostacolare l'entrata della colonna francese al comando del generale Duhesme, accampata, s'è detto, fra Troia e Lucerà* Fu così che il Duhesme, verso gli ultimi di febbraio del 1799, inviò come parlamentario a Lucerà il Quartier­mastro dell'Armata, Eugenio Petìui, per ottenere, con l'aiuto della parte liberale' (costituita dalla maggioranza dei nobili e dotta borghesia intellettuale), che la città, non che resistere ai francesi, aprisse loro le porle.
Quel parlamentario, bene accolto dai-più- autorevoli cittadini, fu ospitato nel palazzo del sindaco D. Matteo Cavalli in via S. Angelo, poi Francesco del Buono. Acclamato, ad arte, da una moltitudine di gente incosciente e fanatica al servizio di pochi sconsigliati realisti locali, si sporse ad ima delle finestre per ringraziare i plaudenti, ma dalla folla parti subito un colpo di fucile freddandolo in un istante. Fu dunque ucciso a tradimento per infame consiglio di chi trescava col