Rassegna storica del Risorgimento

LUCERA ; MAZZACARA MADDALENA CANDIDA
anno <1952>   pagina <242>
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242 Girolamo Frignano
Cardinale Ruffo, capo della reazione e dell'esercito della Santa Fede* Pervenuta la tragica notizia al campo francese, il generale Duhesme, indignato, ordinava di mettere a sacco e fuoco Lucerà entro ventiquattro ore} donde turbamento e ali-arme soprattutto nella Municipalità e nei fautori del nuovo regime, animosi, sì, ma disorganizzati e impreparati a respingere un attacco. Turbe di popolani, donne la maggior parte, guidata da preti, percorrevano le vie salmodiando e piangendo. Si raccoglievano, poi, nel Duomo, per invocare, tra struggenti lacrime ed altissime grida, a pie dell'altare di S. Maria, il patrocinio di Colei che, come canta il Poeta, ai preghi ascolta e le querele; mentre i più abbienti s'adoperavano a met­tere al sicuro un po' di roba prendendo la via della campagna, prima che arrivas­sero le inferocite soldatesche francesi, avide di bottino e apportatrici di mine e di sterminio.:
Ma una donna di pronto intuito e d'inusitato coraggio, Maddalena Mazzaccara, comprese, che Ut salvezza di Lucerà dipendeva solo dal comandante delle truppe francesi, anzi dal Comando Generale, ch'era stato già avvertito, è facile intuirlo, del proditorio assassinio; presso il qual Comando ella pensava avrebbe potuto patrocinare efficacemente la causa nostra il generale Federici, di lei cugino, assai apprezzato e ascoltato da Championnet comecché esponente, tra i più in vista, del partito liberale. Ma occorreva del tempo per questo, e frattanto bisognava, troncando gli indugi, interessare il Duhesme perchè accordasse una proroga. Propostai che fu, superfluo dirla, accettata come un'ancora di salvezza la sola! dai pochi dirigenti non ancora posseduti dal panico ond'era pervasa la genera­lità dei cittadini. Ma chi avrebbe osato presentarsi al campo francese? O non era stata, forse, minacciata la pena di morte a chi avesse tentato d'implorar la sal­vezza della città ritenuta ribelle? Ebbene, fu proprio la nobil donna a profferirsi come parlamentaria. Accompagnata dal marito, dal fratello Tommaso, Duca di Ripacandida e dal cognato Giovanni Candida (che fungeva da Capo del Popolo, dacché, a detta di un contemporaneo, .non esisteva ordine amministrativo in quel frangente), uscì arditamente incontro' ai soldati di Duhesme, ch'erano arrivati al luogo chiamato Le Perazzelle , un miglio e mezzo distante dall'abitato. *) Toccante particolare: aveva nelle mani, la Mazzaccara, le chiavi di S. Maria, le storiche chiavi donate dal Decurionato Ulcerino, nel 700, al simulacro della Au­gusta Patrona, venerato fin dal 1300, nel Duomo. (Quelle chiavi simboleggiano, come già la denominazione angioina di Civitas S. Marine , il pieno ed assoluto dominio della Patrona sulla nostra città).
Solo per la presenza di colei che il compianto Gaetano Ottaviano, in un arti­colo dedicatole nel Foglietto del 10 ottobre 1899, giustamente definì novella Veturia, la deputazione potè- essere ricevuta. All'eloquente appello della Mazzac­cara, implorante pietà per le madri incolpevoli e per i pargoli innocenti, il Duhesme si mostrò irremovibile dichiarando che Voffesa alla bandiera francese imponeva lo sterminio della città. Quando, infine, la nobil donna, col fascino della sua
w Y* l'attestato dell'Autorità Municipale di Lucerà del 30 giugno 1870, ripor­talo dal Candida Gonzaga nelle aggiunte al Do Lcllis. È una fonie Ira le più, note­voli dei fatti sopra narrati* che .{ricade ad onor sommo , cosi il Ricca, dell'eroina del 1799. Esso attestato è firmato dall'avv. Daniele Piemonte, gin duco, e dagli as­sessori avvocati Giulio Pitta, Filippo Nocclli, Ettore Vi gitone e Carlo Uva, nomi nella storia del nostro Comune non Ingloriosi e, in rapporto ai tempi odierni, severamente ammonitori.