Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno
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1952
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pagina
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244
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LA POLEMICA TRA NICOMEDE BIANCHI E GIOVANNI GRILENZONI AL LUME DI NUOVI DOCUMENTI
Il 22 ottobre 1865, una domenica, verso YAve Moria della sera - cioè circa le ore 18 Reggio Emilia venne turbata da un grave fatto di sangue: il professore don Angelo Volpe, raggiunto da un gruppo di suoi avversari politici, mentre, attraversata la piazza grande (ora Camillo Prampolini), s'incamminava per via della Corda (ora via Palazzolo), veniva disarmato del bastone animato, di cui sempre andava munito, percosso violentemente e lasciato a terra malconcio per una coltellata in feria gli. al collo.
Era stala, quella, giornata di elezioni generali politiche (IX legislatura), che aveva visto mettere in ballottaggio, con forte distacco di voti, il candidato repubblicano conte Giovanni Grilenzoni.
Se se ne toglie il Parlilo d'Azione (ove s'incontravano mazziniani e garibaldini, uniti e concordi più di quel che non fossero i due Grandi Italiani, del cui nome essi si fregiavano), a Reggio Emilia, allora, non erano partiti politici veri e propri, come oggi li intendiamo, ma correnti d'opinione, e, più spesso, clientele personali. Tanto è vero che, in quelle elezioni, il conte Luigi Sorniani Moretti, era, nel collegio di Monteccliio-Castelnuovo di Sotto, candidato di un comitato elettorale che a Reggio Emilia gli contrapponeva l'avvocato Giovanni Fiastri, e, invitato a ritirarsi per impedire una dispersione di voti monarchici, manteneva inflessibile la propria candidatura, così da determinare, il ballottaggio con il candidato repubblicano.
Quella che, nel gergo politico, viene chiamata campagna elettorale , era stata condotta, dalle opposte parti, con asprezza di linguaggio, in particolare da L'Italia centrale, giornale quotidiano organo dei moderati, e da La Rivoluzione, settimanale di modesto formalo, organo della parte repubblicana.
De L'Italia centrale era diretiore, dal 3 luglio di quello stesso anno, il professore don Angelo Volpe, il quale, contemporaneamente, era insegnante di lettere nel liceo cittadino. Era egli un bell'uomo sulla quarantina ce io descrive il Pomelli, suo avversario politico allo quasi due metri e largo di spalle; il suo incedere aveva più del militaresco che del sacerdotale; andava sempre armato di gròssa canna animata, che sovente faceva mulinare tanto bene da far invidia a un capo tamburo x1) Non vestiva l'abito talare, ma un completo nero e portava cilindro. Chi lo diceva prete, chi lo negava. Si seppe più tardi ch'era sospeso a divini*, per un suo libro contro il Potere temporale. Certo è che, sulla propria intransigenza monarchica e dinastica, egli innestava un'accentuazione anticlericale e antipapale. Tuttavia era uomo di molto ingegno, di larga cultura e polemista agguerrito, aggressivo, settario. Dietro lui stava Nicomcde Bianchi, non ancora senatore, ma già direttore generale al Ministero della Pubblica Istruzione.
De La Rivoluzione era redattore, come si diceva allora, ma di fatto diretiore, Pietro Casali, < un ometti no non privo d'ingegno e di sapere ed anche poeta ce ne dice sempre il Pomelli 2) il quale, appunto per la piccola statura fisica.
i l) GIUSEPPE POMELLI, Patriotti e soldati magioni del Risorgimento, Reggio Emilia, 1915, p. 62.
2) POMELLI, op. cit.., p. 62.