Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <247>
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La polemica tra Nicomede Bianchi e Giovanni Grilenzoni, ecc. 24>7
Tuttavia, egli ritirò la propria rauditatura, asserendo che essa era stata avan­zata senza avergli chiesto preventivamente quel consenso, che avrebbe negato. La domenica successiva, giorno 29, l'avvocato Fi astri venne eletto con 575 voti contro 74, che i più fedeli avevano voluto riversare sul Grilenzoni, e 8 nulli.
Il Volpe ebbe intorno al proprio capezzale ben sei medici: il prof. Angelo Peri, il dott. Francesco Magnani, il don. Celso Peri, il doti. cav. Fulgenzio Vez-zani, il dott. Leone Forghieri, il prof. cav. Strucchi e infine il dott. Cevidalli. Grazie anche alla sua robusta costituzione, egli, dopo una breve parentesi feb­brile, potè rimettersi, ma non tornò più alla direzione de L'Italia centrale, che venne assunta dal dott. Enrico Peri.
Per quel ferimento vennero fatti immediatamente tredici arresti, che poi sali­rono a diciannove, tra i repubblicani più attivi e battaglieri. Dopo trentacinque giorni nove furono rimessi in libertà, dieci rinviati a giudizio. Tra costoro erano il Pomelli e il giovane Stefano Canovi (il più indiziato), il quale, in carcere, passava il tempo declamando versi di Dante o del Tasso, del Giusti o del Fusi* nato. L'anno seguente, dinanzi alla Corte d'Assise di Reggio, venne celebrato il processo, ma i giurati mandarono tutti assoluti. Forse, questa assolutoria generale, volle essere un gesto pacificatore: era già scoppiata la guerra contro l'Austria per la Venezia, quella guerra che proprio i repubblicani avevano sempre invocata. Dal carcere, il Canovi e il Pomelli avevano chiesto al Procuratore del re di poter partire per il campo, come si diceva allora, con giuramento di tornare a costi* tuirsi se la morte li avesse risparmiati. Ed era gente da mantenere la parola. A difendere gl'imputati era venuto da Roma Francesco Crispi, quantunque avesse già fatto atto di adesione alla monarchia.
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Il sicuro avvio alla guarigione del Volpe, il cambiamento di direzione a L'Ita­lia centrale, cui aveva fatto immediatamente seguito il ritiro del Casali da La Rivoluzione (-.. per debito di delicatezza, e per confermare ognora più l'opi­nione in che fui sempre tenuto di leale ed onesto cittadino, sono indotto a rinun­ciare alla redazione del foglio La Rivoluzione ), 0 e il ritiro della candidatura Gri* tenzoni, operarono, come si dice, una distensione. Senonchè Grilenzoni era candidato anche nel collegio di Castelnovo ne* Monti, ove egli era entrato in ballottaggio con il candidato moderato dott. Giuseppe Turri, il primo avendo riportato 53 voti e il secondo 88.
L'attenzione del mondo politico, non soltanto reggiano ma anche nazionale, ei spostò quindi sul paese appenninico, perchè lassù sembrò si dovessero decidere le sorti della monarchia e della repubblica. Tutti vedevano, dietro Grilenzoni, Mazzini, cosi come tatti indovinavano che Nicomede Bianchi il piccolo de­trattore del grande Mazzini - - dal suo posto di direttore generale al Ministero della Pùbblica Istruzione, che lo faceva pro-ministro, dirigeva le operazioni, per* che il suo rancore, nei confronti del conte reggiano manifestatosi fin dal 1848 non era sopito.
Garibaldi, da Caprera, appoggiò la candidatura Grilenzoni con una lettera al * caro Casali , che porta la data di due giorni dopo le elezioni stesse, perchè tardi ne aveva avuto notizia.
-) La Rivoluzione, n. 36 dell* 11 novembre 1865.