Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
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1952
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248
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Renato Marmiroli
Grilenzoni diceva Garibaldi onore del vostro puese, non abbisogna delle mie raccomandazioni. Ma se io debbo ricordarlo ai Reggiani? posso assicurarli cke sarà un'epoca gloriosa per l'Italia quella in cui essa sarà rappresentata da uomini come quell'egregio mio amico. D
L'elezione di Castel novo ne* Menti risultò favorevole al conte Grilenzoni, che, su 225 votanti (gli iscritti erano 357) riportò 116 voti, mentre il suo avversario ne ebbe 11 dì meno, cioè 105. Vittoria di strettissima misura, anche se si tien conto del ristrettissimo suffragio, ma che tuttavia riempì di gioia i repubblicani.
Garibaldi da Caprera, il 17 novembre scrisse dì nuovo al fedele Pierino Casali:
Sono veramente contento della elezione del Grilenzoni. Un uomo così benemerito del paese non poteva essere dimenticato. Speriamo che i destini d'Italia non restino sempre in balia di uomini, che la gittino nel precipizio.3-)
Alla comprensibile esultanza dei repubblicani fece riscóntro la delusione e Tira dei moderati, i quali, battuti dal corpo elettorale, trasferirono la polemica in Parlamento e nella stampa. E fu, questa, d'una virulenza inaudita, senza esclusione di colpi. Tutta Italia vi si appassionò, si che l'elezione di Grilenzoni assurse a fatto d'importanza nazionale, e la sua successiva convalida, avvenuta non ostante l'ostilità dei monarchici più intransigenti, parve, per un momento, mettere in forse le sorti del Ministero.
Ancora una volta si trovarono di fronte i due irriducibili avversari: Nico-mede Bianchi e Giovanni Grilenzoni.
* * *
Questo duello era vecchio di molti anni. Era cominciato nel 1848, quando, dall'esilio luganese, il conte già carbonaro era tornato nella città natale, ove aveva assunto il grado di colonnello comandante la guardia nazionale. Egli era mazziniano convinto e fedele da oltre quindici anni. Difatti, fin dal 6 febbraio 1832 aveva partecipato in Lugano a un comitato direttivo in rapporti con Mazzini, quantunque la prima lettera da questi direttagli (e che fu l'inizio dell'amicizia fra i due) porti la data del 16 gennaio 1835, da Berna. La sua fede mazziniana e, quindi, repubblicana, non è da revocare in dubbio; ma egli, comprendendo che la maggior parte della popolazione per ragioni varie, che qui non è il caso di analizzare era favorevole all'annessione al Piemonte, scesò in campo contro l'Austria, non ai senti di svolgere opposizione aperta. Si limitò a consigliare prudenza, in attesa che la situazione lombarda si fosse chiarita.
Il Bianchi, invece, si rivelò alberiistu fin dall'inizio, e, messaggero, unitamente a Gioachino Paglia, al campo piemontese, ne tornò ancor più infervorato, specialmente dopo un colloquio avuto con re Carlo Alberto.
Tra lui e il Grilenzoni sorse così una vivace polemica, con allusioni personali.
Si chiedeva il Grilenzoni perchè si volesse la decisione affrettata dell'annessione. Per paura del Tedesco, o non più tosto per taluno che crede col l'affannarsi di rendersi giù benemerito al subentrante Governo? Oh allora si dovrebbe dubitare che questi, pia del caldo amor patrio, possa sentire l'ardore di un impiego, di una decorazione e altro, e questo sarebbe imperdonabile.
U BIBLIOTECA MUNICIPALE DI NECCIO EMILIA, Manoscritti reggiani, E 173/14. a) Ivi.