Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <249>
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La polemica tra Nicomede Bianchi e Giovanni Grilenzoni, ecc. 249
Qui era chiara l'allusione al Bianchi, di cui scatenò le ire, ma il crollo repen­tino delle fortune italiche, fece sospendere la polemica. Tra i due restò tuttavia un solco, che via via si andò approfondendo fino a diventare un abisso incolmabile.
Pubblicando, nel 1852, la sua storia dei Ducati estensi, il Bianchi sferrò un violento attacco contro il suo avversario; in più, dalle colonne dell'Esperò, lo accusò di aver aiutato e protetto, nel 1848, un personaggio politico provatamente indegno, per avere tra l'altro, costui, subito un processo per furto. Gli rispose Grilenzoni dalle colonne della Foce détta Libertà, scusando la propria buona fede, e chiedendosi, piuttosto, rome il Bianchi non avesse, allora, smascherato quel-l'uomo, lui ch'era in grado di farlo, perchè quale intimo del perfido avvocato Bertolini, iniquo direttore della polizia ducale avea avuto modo di frugare fra le carte della polizia stessa. Botta e risposta da ambe le parti. Accusa il Bianchi: Grilenzoni ha chiesto ripetutamente grazia al duca Francesco V di rim­patriare. Si difende Grilenzoni: Se vedeste i documenti, sapreste che io chiesi un permesso di andare a Modena ad accomodare i miei negozi e ripartire, cosa che mi fu pure negata.
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Ontoso metro. Astio vecchio tra i due uomini, ma rimesso a nuovo nel 1865, dopo il risultato delle elezioni.
Fu eccepito, in Parlamento, dall'on. Ercole, a nome dell'Ufficio III, che il conte Grilenzoni conservava tuttora la cittadinanza svizzera, ch'egli difatti aveva ottenuta nel cantone d'Argovia, e pertanto a norma dell'art. 40 dello Statuto del Regno, che voleva l'eletto suddito del Re l'elezione doveva annullarsi. Francesco Crispi, il Ricciardi, il Miceli ed altri ancora, si schierarono invece in difesa del Grilenzoni. Opportunamente osserva lo Jannaco che generalmente si fu d'accordo nel riconoscere i meriti politici del Grilenzoni, ma vi fu l'im­pressione diffusa che l'opposizione tacesse i veri motivi per cui si voleva escludere il mazziniano dal Parlamento; si sentiva che altre forze, e più oscure, urgevano nel contrasto . 2) Perciò Crispi, presentando tutta una casistica in favore della sua tesi, diede alla sua volta una stoccata, che toccò il fondo della questione: Non potete negargli egli disse il diritto di eleggibilità che avete ricono­sciuto in altri, a meno che vogliale condannare in lui i principi politici che noi professiamo. Cominceremo cosi presto ad essere intolleranti?. Vistosi battuto, Fon. Ercole uscì a dire che esistevano altre ragioni per le quali il conte Grilenzoni era ineleggibile; ma fu peggio, che, tra una grandine di proteste, si gridò: Ai voti! . E nell'urna il Grilenzoni venne dichiarato eletto. Tuttavia questi, in un indirizzo datato da Lugano il 7 novembre 1865, dichiarò di non poter accettare il mandato per le seguenti, ragioni :
... Vi sono voci di coscienza, di profonde convinzioni e di dovere che impongo, no alVuomo una linea di condotta dalla quale, secondo il mio modo di vedere e di sentire, non deve dipartirsi né deviare giammai.
Non è più tempo d'illuderai. Il male operato da tutti i poteri dal 1859 in pòi purtroppo sempre sostenuto ed approvato dalle Camere e dal Senato
i.) NICOMEDE BIANCHI, / ducati estensi dal 1815 al 1852, Torino 1852, pp. 108-111. 2) CABMJNE JANNACO, Nicomede Bianchi. e '<* Questione Grilenzoni, in Rassegna storica del Risorgimento, anno XVI, fase. VII, luglio 1939, p. 838.