Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <250>
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Renato MarmiroH
è stato tanto e tale che non fia possibile rimediarvi senza un cangiamento del sistema, mediante il quale si possa rifare la tela delta Unità e della vera Libertà e Indipendenza dell'Italia, lacerata in ogni guisa e finora iniquamente giocata come le vesti del Redentore, Il voler rattopparla non sarà che tempo sprecato vana ed inutile speranza fatale illusione ne' buoni e per dò il rifarla da capoì è una inesorabile necessità onde avvisare potentemente alla salvezza degli interessi all'interno, e poter rompere con ardita e risoluta mano i fatalissimi accordi che ha imposto, ad un Governo senza morale e senza dignità, taf insolente e prepotente straniero.
E concludeva:
Quindi la mia coscienza recisamente mi vieta di accettare un posto nel Parla­mento cosi-detto Italiano, Parlamento che d'altronde non potrà mai rappresentare moralmente U Paese, perchè eletto da suffragio ristretto a classi privilegiate, e non già dal voto della intera Nazione. *)
In una lettera al Casali, Giuseppe Mazzini si rallegrò' della vittoria di Gri-lcnzoni e nello stesso tempo della sua rinunzia al mandato:
Fratello, Voi avete con quello zelo che viene da convincimento profondo combattuto a prò' della Candidatura dell'ottimo amico mio Grilenzoni. Io sento di dovervene ringraziare.
Io sapeva che la fede del Grilenzoni, fede tanto logica quanto sincera, non gli avrebbe concesso di accettar l'elezione. Ei sa, com'io so, che esaurita in quattro anni ogni possibile prova non si compie l'Unità nazionale né si fonda Libertà vera e durevole nel Parlamento, ma fuori, cól ridestarsi del popolo Italiano alla coscienza del proprio dovere e della propria forza. Ma reiezione dell'amico è protesta virile che onora gli elettori di Castelnovo ne' Monti; è omaggio reso alla virtù, e al passato di Grilenzoni; è indizio appunto di quel ridestarsi ch'io invoco.
E per la parte presa in quella elezione, per l'affetto patrio che vi distingue, per la coscienza di moralità che v'ispira, voi meritate affetto dai buoni e da me.2)
Queste ultime parole sonavano anche plauso alla condotta del Casali tenuta in occasione del ferimento di don Volpe, nonché di tutta la sua opera di pub­blicista intransigentemente repubblicano.
Grilenzoni restava, dunque, ancora esule a Lugano, per cui la polemica avrebbe dovuto considerarsi improseguibile per mancanza del soggetto su cui contendere. Ma non fu cosi. Nicomedc Bianchi non era uomo da lasciar la preda. Fuggito da Reggio all'appressarsi del Duca dopo la grande favola del *48, era riparato in Piemonte, indi a Nizza, ove ancorché sprovvisto d'ogni dottrina e prepara­zione s'era messo a insegnare a duecentotrenia scolari geografia, storia univer­sale, archeologia romana, diritto e statistica commerciale. Era per sua stessa ammissione. un furto scientifico e letterario ch'egli commetteva, *)" ma ebbe la fortuna prospera, entro nell'amministrassione dello Stato e raggiunse il grado di segretario generale al Ministero della Pubblica Istruzione, che lo faceva pro-ministro. Avvalendosi di questa posizione di privilegio, egli ebbe modo di frugare
]) La Rivoluzione, n. 37 del 18 novembre 1865. a) Ivi, n. 41 del 16 dicembre 1865.
3) SENATO MARMIKOLI, Domenico Maglioni uomo di Governo del 1848, estratto dal Pescatore reggiano per il 1952, p. 12.