Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno
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1952
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pagina
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251
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La polemica tra Nicomede Bianchi e Giovanni Grilenzoni, ecc. 251
negli archivi del ducalo estense: così vi trovò due suppliche che il Grilenzoni, da Milano, nel febbraio 1858, aveva diretto al duca Francesco V per chiedere il permesso di rimpatriare; e se ne ricordò nel 1865 per farsene un'arma polemica condro l'avversario. Tramite il prefetto di Modena, egli, sette od otto mesi prima delle elezioni dell'ottobre '65, ma quando già si parlava di una candidatura Grilenzoni, si fece spedire copia autenticata dei due documenti, che mandò a suoi amici politici (donde le altre ragioni del Fon. Ercole), e, infine, a L'Italia centrale di Reggio Emilia, che li pubblicò il 7 dicembre 1865, rinfocolando e facendo ancor più aspra la polemica. Il Bianchi fu giudicato severamente per essersi avvalso del suo alto grado per colpire un suo avversario politico. Oggi, con i tempi che corrono, possiamo sorriderne, ma allora non era così, e il Bianchi dovette scagionarsene, e con lui L'Italia centrale.
H testo delle due suppliche è noto. Nella prima il Grilenzoni implora la grazia di essere autorizzato a ripa tri are e di potere in cotal guisa passare tranquillamente gli ultimi giorni della sua travagliata esistenza nel paese in cui ebbe i natali 3>, in considerazione che è vecchio di ben oltre sessantanni, soggetto a gravi attacchi di malattie precordiali, e che ha già subito un esiliò di ormai trentasette anni, che fu per lui una serie di sventure e di continui affanni . In pari tempo, egli fa appello alle sovrane amnistie del 21 marzo 1848 e 8 agosto dello stesso anno, dalle quali egli dice non erano esclusi se non che i Capi Promotori di movimenti di quel tempo, fra i quali io non posso essere annoverato perchè rientrai negli Stati Estensi dopo che ogni moto era stato compiuto e dopo che erano state stabilite le Giunte Provvisorie.
Il Duca rifiutò, con rescritto prot. N. 574 del 22 febbraio 1858, da Milano, nel quale è detto:
ti Conte Giovanni Grilenzoni, quand'anche si prescinda dalla notoria sita affigliazione ed attività nella Setta della Giovine Italia, ora chiamata Mazziniana, ha abusato dell'Amnistìa 21 Marzo 1848 colla sua condotta durante la rivoluzione, e quanto a quella dell' 8 Agosto, quantunque non sia stato nominativamente escluso dall'Amnistia guai Capo o Promotore della rivolta, lasciò come profugo trascorrere tutti i termini a fare la sua sommissione ed a chiedere di ritornare nello Stato come fecero moltissimi altri, e quindi è per lo meno nella categoria dei volontarii pei quali noi ci riserbammo il diritto di lasciarli o non lasciarli rientrare secondo le circostanze ed i dati che avremmo avuto su di loro, per cui ne scriviamo negativamente questa nuova domanda fattaci dal suddetto.
La seconda supplica non è che un seguito della prima poiché venne inoltrata in conseguenza della ripulsa sovrana. Il Grilenzoni aveva saputo dal barone De Pont che tutto lo sdegno del Duca, nei suoi confronti, derivava dall'essere egli ritenuto per colui che aveva eccitato a far abbassare, agli inizi della rivoluzione del '48, gli stemmi ducali. E volle discolparsene, affermando che, trovatosi nel tumulto e circondato da un grosso drappello d'individui che chiedevano ad alte grida, il perchè, dopo sette od otto giorni che era accaduto il moto rivoluzionario, la Giunta Provvisoria non avesse ancor fatto levare gli stemmi e proferivano tumultuose lagnanze e minacele contro gli uomini di cui si era composta , assente da oltre 26 anni e ormai non conoscendo nessuno, ed eccitalo a dire la propria opinione, egli aveva suggerito di levar si gli stemmi, ma senza intenzione di offendere personalmente il Duca. Ma anche questa seconda supplica ebbe la sorte della prima.