Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno
<
1952
>
pagina
<
253
>
La polemica tra Nicomcde Bianchi e Giovanni Grilenzoni, ecc. 253
' Un doppio giuoco ante luterani, o, meglio, la speranza di poter agire più proficuamente dall'interno del Paese anziché dall'esterno? I documenti ch'io ho potuto consultare favoritimi dal professore Umberto Cuppini e appartenenti a un piccolo archivio privato Cuppini-Viappiani lo escludono e testimoniano che Grilenzoni fu spinto da gravi motivi di salute e da conseguenti difficoltà finanziarie, per cui si sentiva affranto.
Nobile, vissuto sempre nelle agiatezze, lontano da tutto ciò ch'era commercio, a Lugano, per vivere (la sentenza di Ruhiera gli aveva confiscato i beni, oltre ad averlo condannato a morte in contumacia) si era messo a commerciare di granaglie. Non era il suo mestiere. E, soprattutto, egli aveva la mente volta a ben altre cose: la cospirazione per la patria soggetta allo straniero, le affiglia/ioni, la corrispondenza con Mazzini e con gli altri esuli. Morto Giuseppe Lamberti nel 1851, ne aveva preso il posto. La casa ch'egli allora abitava in piazza Bandoria, sulla sponda orientale del lago, era il pied-à-terre di Mazzini. Inoltre, egli era uno dei più assidui frequentatori del salotto della principessa Cristina di Belgioioso ed era in relazione con tutta l'emigrazione italiana sparsa per l'Europa, dall'Orsini al Campanella, dal Quadrio al DalTOngaro, dal Lamberti al Modena, dal Gironi al Frapolli, ai due Ciani, al De Boni, a Sarina Nathan, all'Onnis. Ben poco gli restava di tempo da dedicare ai commercio. E, come se ne avesse da buttar via, s'occupava anche della Filarmonica, della quale era stato uno dei fondatori e che, a proprie spese, aveva dotato anche di istrumenti. Gli affari, quindi, non potevano prosperare. Aggiungasi che le sue condizioni di salute, da tempo non eccellenti, erano andate via via peggiorando, essendo affetto da disturbi cardiaci ed epatici. Difatti, quando, dieci anni più tardi, venne a morte, i medici luganesi Leoni e Guioni, che operarono l'autopsia del cadavere, oltre ad un copioso ver* samento sanguigno nella cavità toracica, prodotto dalla lacerazione del pericardio e dell'orecchietta destra del cuore, gli riscontrarono ipertrofici il cuore e il fegato, quest'ultimo con epatizzazione grigia. Egli appariva vecchio più che gli anni non dicessero. Quando, difatti, nel settembre 1859, si presentò per il primo esame alla Giusdicenza criminale di Reggio allo scopo di ottenere l'annullamento della sentenza di Ruhiera del settembre 1822, egli non aveva che 63 anni. Scrive il cancelliere, nel suo verbale, che il conte appariva avere dai 70 ai 75 anni, ed aveva canuti tanto i capelli quanto le ciglia e le sopracciglia. Un vegliardo, dunque. Nello stesso epistolario mazziniano molte sono le lettere nelle quali il Maestro s'informa della claudicante salute del discepolo. Fra le carte Cuppini-Viappiani v'è un gruppo di lettere che ci illumina a questo proposito. Il 28 ottobre 1854, egli scrive al dottor Antonio Vi appi ani:
. ma cosa mai posso io fare massime in quest'anno che veramente è stato per me fatalissimo. La prego di far conoscere al figlio di Cagliari la mia difficile situazione attuale, ed ella che ben sa che ho dovuto chiedere un prestito alla Clementina mia sorella che sono i 1.000 franchi ch'ella ebbe da Ritorni1) pochi
i) Il conte Carlo Ritorni, cugino del Grilenzoni per parte di madre, era stato nominato dal vecchio conte Bernardino padre di Giovanni (che, per volere del Duca, non aveva potuto testare in favore del figlio) quale suo esecutore testamentario ed amministratore dei suoi beni. Fu podestà di Reggio nel periodo ducale. Uomo bizzarro, ma onesto.