Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno
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1952
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pagina
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255
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La polemica tra Nicomede Bianchi e Giovanni GrUenzonu ecc. 255
col reagire potentemente sul fisico. Ma bisogna rassegnarsi a tutto nella speranza di trovar compenso nell'altro mondo agli affanni molti e gravi di cui pare debba, essere cosparsa tutta la mia vita.
Infine il 9 novembre;
Godo assai in sentire che la salute dell'egregio Avvocato di lei padre è buona, ma della mia non posso dir altrettanto ed è meglio tacerne.
Le ragioni di salute, ed anche finanziarie, che spinsero il conte Grilenzoni a stendere le dne istanze, mi paiono quindi sufficientemente dimostrate. D'altra parte, se noi leggiamo attentamente i due documenti, nulla vi vediamo di abbietto, poiché il frasario che vi è usato è quello d'obbligo nelle suppliche a sovrani e a sovrani dello stampo di Francesco V ne nulla v*è da parte del petente, che suoni rinnegassione o abiura dei principi politici ai quali si era sempre ispirato.
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Ma il colpo maligno, infarto da Nicomede Bianchi al loro amico, non lasciò indifferenti né inoperosi i partigiani del conte Grilenzoni, i quali contrattaccarono con veemenza.
Così disseppellirono dal giornale Italia e Popolo n. 84 del 25 marzo 1853, un arti coletto che suona così:
Il signor Nicomede Bianchi si è dimenticato di accennare che egli (il mede-sono sig. Bianchi Nicomede) fu dal defunto Duca mantenuto per due anni a Vienna per apprendere la lingua tedesca. Questo pormi un fatto che meritasse almeno una nota, tanto più che quando a Modena non c'era ancora il partito fusionista, di questo favore ducale la pubblica opinione si è assai occupata. À que' giorni si chiamavano le cose col proprio nome, e non c'era il manto di una monarchia costituzionale per coprire gli amici ambigui e farli passare come patrioti. Il signor Nicomede aveva anche la disgrazia di essere in intana relazione, con certo avvocato Beri oliai di Reggio, di cui egli sposò la figlia: era quest'avvocato ex-direttore di polizia uomo perfido ed odiatissimo al punto che ne fu persino insultato il feretro. Giusta la regola della tattica il sig. Nicomede Bianchi, specialmente a questi giorni, non avrebbe fatto male a consacrare qualche lode come in attestato di riconoscenza al padre dell'attuale Duca di Modena, che altra volta, com'è naturale, chiamava U suo benefattore; ciò non gli avrebbe impedito di far il più largo elogio al sistema, al Piemonte, alla dinastia e alla fusione.1)
In un foglietto a stampa, privo di data, di firma e di tipografia (favoritomi in visione dall'aw. Aldo Bacchi Andrcoli), vi è una spietata biografia di Nicomede Bianchi. Dopo aver ricordato che questi nacque povero, crebbe alle pubbliche scuole dei RR, PP. Gesuiti e, fattosi giovane, ottenne dal duca Francesco IV di essere mantenuto a sue spese a compiere gli studi, così si esprime:
Sorto il 1848 e vedendo la poca fortuna e il poco concetto in cui era tenuto nella Città natale pensò, ambizioso irrequieto com'era, di trovarvi rimedio cotto
*) La Rivoluzione, n. 43 del 30 dicembre 1865.