Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno
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1952
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258
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258
Renato Marmiroli
conoscere che le cose camminavano per me in bene per la grande bontà del Conte. Giacché in quella medesima mattina il Conte mi disse che aveva scritto di me al nostro Duca; e che ne aveva ottenuto le migliori risposte; e che Egli anzi avrebbe desiderato quando veniva a Vienna di fare la mia conoscenza. Vedete adunque che le cose si sono disposte in modo: che non è stato un passo falso di venire a Vienna. Ma andiamo innanzi.
Fatti i conti di cassa, enumerate le spese, il Bianchi prosegue:
Ma pure la sorte ha ancora provveduto; giacché ancora sono venuti 50 fioróni e quindi la mia Cassa è di 50 fiorini circa.
Finalmente l'Arciduca venne, lo andai da lui; e vi confesso che restai sorpreso della gentile accoglienza che mi fece; parlammo a lungo e di molte cose scientifiche; e finalmente m'accommiatò dicendomi che tornassi da lui presto. Sonò da lui tornato il giorno sei e ho avuto pari accoglienza; ed io ho dimandato al Conte; come l'Arciduca è stato contento di me; ed egli mi ha risposto benissimo. In questa volta che io sono stato dall'Arciduca parlammo pure di mólte cose; e giacché io gli dissi che io stava scrivendo un'opera; Egli mi chiese di vedere e da leggere il primo volume. Sono tornato da lui; e gli ho portato un grosso volume manoscritto; che egli ha accolto, a quello che mi è sembrato con molto piacere e mi disse che quando avesse letto io tornassi da lui. Forse l'Arciduca ha qualche pensiero sopra di me; quello che ora posso stare certo è della sua protezione; che può far tutto da noi; massimamente che il nostro Duca è bene informato di me. Quest'altra volta che io tornerò dall'Arciduca saprò qualche cosa ma frattanto mi è forza aspettare ancora forse tutto questo mese qua. La Fortuna provvedere altro dennaro; giacché pure dennaro mi è indispensabile per fare il viaggio. Io lo credo anzi lo spero; poiché VArciduca sa che io sono povero; e che adesso sono a Vienna; perché l'ho aspettato; altrimenti sarei già da tre mesi in Italia. Ma se mai per avventura non venisse più altro per adesso; e solo venisse un impiego; come fare a fare il viaggio ed a partire subito per l'Italia? Chiedere io denaro all'Arciduca non sarebbe ne gentile ne prudente, dopo quello che spontaneamente ha fatto per me. Domandare in prestito al Conte? Ciò pure sarebbe cosa troppo scortese dopo che egli ha fatto tanto per me.
Chiede quindi 30 fiorini a don Luigi, ed è tanto certo di averli, che senz'altro gli anticipa la ricevuta. Indi soggiunge:
E badate bene che se per avventura come vi ho detto dall'Arciduca viene dell'altro denaro; io vi riporterò indietro i vostri 30 fiorini alla mia venuta; della quale vi scriverò precisamente il giorno da Trieste; onde possiate essere a Modena come mi avete scritto. (...) Che se anche dall'Arciduca venisse nuovo denaro io nulla di meno sto aspettando una vostra, che voi sono sicuro mi scriverete a posta corrente Io tornerò dall'Arciduca Martedì giorno 22 e forse sentirò qualche cosa che mi ponga in Uberto di partire; il che farò, sepure il Diavolo non ci pone di mezzo la coda appena ricevuta la vostra.
L'ultima lettera manca pur essa di data, ma il timbro postale reca quella del 27 settembre da Vienna, e dice;
Io credo che Lunedì sarò a Modena tutto il giorno; perchè dovrò parlare coli'Arciduca Massimiliano, col quale non ho potuto più parlare qua perchè egli