Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <264>
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264 Libri e periodici
francesi tra noi, che à può, invece* riscontrare, ad esempio, negli Annali Cattolici di Genova.
Gli studi più recenti, e mi riferisco soprattutto alla fondamentale opera di Federico Chabod (Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896) ed a quella di R. Aubcrt (Le pontificali de Pie IX [1846-1878]), hanno confermato molte interpretazioni e giudizi dello Jemolo.
Un esempio. L'autore di Chiesa e Stato non si sofferma a lungo sulla figura di Pio K, ma la visione di quel Papa e del suo pontificato, deducibile da molli passi del suo libro, viene confermata in pieno dall*Auhert. Papa Mastai, pur se di carattere incerto e oscillante, incapace di comprendere le nuove correnti sociali e culturali, responsabile di aver legato le sorti della Chiesa a quelle della rea­zione politica, si rivela una nobilissima figura di sacerdote e di Pontefice, che tutto vede in funzione della missione divina a lui affidala, che sa creare nella Chiesa, servendosi anche del suo personale fascino, un grande moto di unifica­zione e di purificazione, che infine, pur con irrigidimenti eccessivi e senza accom­pagnare all'atteggiamento difensivo un'impostazione costruttiva, riesce a superare i pericoli insiti nell'equivoco neoguelfo, del cui sorgere egli stesso è in parte responsabile.
Quelle stesse recenti opere, più innanzi da noi citate, permettono d'altro canto di integrare la ricostruzione dello Jemolo in quelle parti nelle quali già ai primi recensori (Morandi, Lener, Passerin) appariva più debole e insufficiente. Ciò si verifica* là dove l'autore rimane legato agli schemi della storiografia liberale e idealistica. Di qui due conseguenze fra loro strettamente congiunte; minore interesse e relativa incomprensione per la Curia Romana ed i cattolici più stret­tamente a lei fedeli; una trasfigurazione dei liberali e dei conservatori cattolici legata ad un uso largo e fiducioso di fonti moderate, la cui imparzialità è pura­mente formale.
Lo studio del mondo ecclesiastico è certamente reso ben arduo dalla man­cata pubblicità di molti documenti e dall'assenza di lavori monografici prepa­ratori, ma un tentativo (e l'autore era il più armato per compierlo) andava pur fatto. Eira opportuno accennare alle grandi trasformazioni che si andavano com­piendo all'interno della Chiesa, soprattutto in rapporto alla posizione dell'episco­pato, all'azione cattolica, al movimento sociale cristiano. Non sarebbe stato inutile poi uno sguardo a quei grandi prelati stranieri che pur sulle vicende italiane di allora ebbero un peso ed un'influenza che non sfuggì ai contemporanei: parlo di Manning, Mermillod, Lavigerie, Langenieu,x.
A questo proposito vicn fatto di lamentare la mancanza, per i componenti della classe dirigente papale, di ritratti cosi vivi e penetranti, così ricchi di sfu­mature, come quelli tracciati, ad esempio, per Ricasoli o Cavour. Invano ci atten­deremo qualcosa di simile per Antonelli, De Merode, Galimberti, Rampolla, Ga­spara, per i perugini. collaboratori di Leone XIII, per Franchi o Jacobini. Almeno alcuni di essi meritavano maggiore attenzione.
Non riteniamo che nell'opera dello Jemolo si riveli a noi l'atteggiarsi delle .larghe masse cattoliche (come sembrava al Morandi); direi che queste sono invece assenti, mentre tengono il campo le minoranze colte che ispirano pagine bellissime degne dello storico del giansenismo, che da tanti anni si ostina ad affrontare, con studi di storia religiosa, un pubblico indifferente e restìo.
Meritava poi un cosi assoluto silenzio il movimento dei cattolici intransi­genti italiani? Pensiamo che molti eventi del nostro secolo rimarrebbero incom-prensibili senza lo studio dei cattolici organizzati d'Italia, che non si possono perciò porre senz'altro in un canto come reazionari senza influenza e senza avvenire. Non si parla in questo libro dell'Opera dei Congressi (e lo scioglimento di essa offriva motivi di particolare interesse come anche il modo con cui fu