Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <265>
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Libri e periodici 265
provocato dal governo l'intervento elettorale dei cattolici), non dei programmi di Milano e di Torino, della Vita Nova o del Popolo Italiano.
In realtà, l'interesse dell'amore è ancora prevalentemente rivolto allo Stato italiano, alla sua legislazione, ai suoi problemi. È ancora storia della politica religiosa ed ecclesiastica dèlio Stato italiano, storia degli atteggiamenti assunti dalla classe politica italiana piuttosto che storia dei rapporti tra i due istituti, tra la società religiosa e quella politica. Uno dei termini di quei rapporti, la Chiesa, non appare mai in piena luce, ma è generalmente visto solo in funzione di ideali e interessi a lei estranei, ed alla luce di questi ideali e di questi interessi vengono spesso giudicati i suoi atteggiamenti.
La ricostruzione dello Jemolo, pur con quella maggiore ricchezza di motivi e di problemi che abbiamo già notato, non si allontana, come abbiamo detto, dai tradizionali schemi della storiografìa liberale: Croce ha delineato l'ascesa del liberalismo italiano; qui è seguita anche la parabola discendente, che vede il decadere tra l'altro degli ideali di separazione fra Stato e Chiesa e del liberalismo economico.
Anche lo Jemolo non vede molte ombre nel cammino ascendente del movi­mento liberale e nazionale (il periodo umbertino sarebbe uno dei più felici della nostra storia), seguito poi dall'involuzione della borghesia italiana verso un torbido conservatorismo avallato dalla benedizione papale. Alla rosea visione del mondo giolittiano si contrappone un fosco quadro del periodo più recente illi­berale e corrotto. Al centro appaiono luminose le figure dei liberali e di quei cattolici, che, pur mantenendo fede alla parola di Cristo, appoggiarono il movi­mento nazionale auspicando la conciliazione di Stato e Chiesa.
L'autore segue con molta simpatia l'opera di questi cattolici ed il formarsi di un largo fronte clerico-moderato, su basi conservatrici e nazionalistiche, salvo poi a riconoscere in esso il male maggiore dell'Italia contemporanea. Interven­gono, a determinare quest'ultimo atteggiamento preoccupazioni sociali più vive nell'ultima parte del libro, la cui unità di impostazione appare in un certo senso incrinata dalla visione tradizionale e borghese dominante la prima parte, seguita da pagine nelle quali il punto di vista è più ampio se non decisamente antn. borghese. I giudizi dello Jemolo progressista mal si accordano a volte con quelli dello Jemolo conservatore già apparsi nei primi suoi scritti e ripresi, con qualche attenuazione, in quest'opera. Ci sembrano poi eccessivamente severi i giudizi su formazioni politiche, come la Democrazia Cristiana e il Partito Popolare, che* nonostante tutto intendevano spezzare il blocco conservatore per una politica democratica e sociale. Riteniamo, insomma, che siano stati scarsamente rilevati i motivi di classe e nazionalistici presentì nel movimento liberale, finché essi non apparvero nella loro forma più cruda e più esplicita.
Sarebbe doveroso giustificare queste osservazioni con citazioni ampie e con un esame analitico delle singole affermazioni dello Jemolo. Non è qui possibile compiere questa indagine: mi limiterò, quindi, ad esaminare le pagine riguar­danti la Rassegna Nazionale, organo dei cattolici coneiliatoristì: a mio parere, in­fatti, esse valgono a conformare quanto mi è sembrato scorgere nell'intero volume. La Rassegna è posta, del resto, al centro della narrazione perchè liei collaboratori di essa lo Jemolo riconosce i reali vincitori, coloro che videro giusto e lontano.
La Rassegna Nazionale di Firenze fu, in realtà, mia rivista molto scria e im­portante, tra le migliori che si pubblicassero allora in Italia. Desiderava una pacifica convivenza, sulla base del separatismo, oppure ulta formale conciliazione tra Chiesa e Stato, pur mantenendo férma e chiara la distinzione tra religione e politica, e l'avversione quindi al clericalismo: auspicò l'acccttazione leale da parte dei cattolici dell'unità d'Italia e delle istituzioni liberali. Fu dapprima sola a sostenere idee, istituti e metodi, che furono poi in parte accolti dagli stessi