Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <266>
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Libri e periodici
cattolici organizzali. Le sue preoccupazioni furono religiose, ma anche politiche e sociali: intendeva conservare la fede cattolica ma anche la monarchia costitu­zionale a suffragio ristretto ed il diritto assoluto di proprietà.
Lo storico segue con benevolo interesse il sorgere ed; il fiorire di questa rivista transigente, sostenitrice della religione cattolica e della politica liberale Nel nuovo secolo la Rassegna avrebbe, invece e giudizio dello Jemolo, volto decisamente la prua verso il conservatorismo , accostandosi perciò alla corrente intransigente o clericale. Si avrebbe* cioè, intorno al 1908 una rapida invo­luzione politico-sociale del periodico conoiliatorista. Non riteniamo esatta questa visione: tale involuzione, a nostro giudìzio, non ha avuto luogo.
.Solo nel Novecento, per lo Jemolo, la Rassegna evolve rapidamente a dive­nire l'organo dei- conservatori, accoglie scritti di grandi agrari, combatte il suffragio universale e l'imposta progressiva, l'intervento dello Stato nelle que­stioni sociali, l'Estrema Sinistra e la democrazia, invoca l'insegnamento religioso nelle scuole primarie ed esalta l'esercito. Questi sarebbero i segni della pretesa involuzione dei transigenti verso le posizioni occupate dai clericali.
È tale ricostruzione accettabile? A nostro giudizio è lontana dalla realtà. ciò per due ragioni essenziali: perchè le posizioni dei cattolici intransigenti erano molto diverse da quelle qui accennate, perchè la Rassegna Nazionale ed i transigenti, nella quasi totalità, avevano sempre sostenuto idee ed interessi con­servatori non diversamente dalla Opinione o dalla Perseveranza.
Non credo sia necessario dimostrare come le posizioni dei cattolici organiz­zati, che pur agli inizi non nascondevano le loro simpatie per l'antico regime, non fossero, nel complesso, al momento dello scioglimento dell'Opera dei Congressi (1904), nltraconservatrici. Gli elementi più attivi e significativi, che nel 1903 risul­tarono in maggioranza, erano anzi avviati verso un'ardita democrazia sociale e politica.
La maggior parte dei cattolici transigenti e la Rassegna Nazionale avevano invece sostenuto sempre il programma conservatore. Essi avevano sempre affer­mato che gli interessi della Chiesa erano legati a quelli della Monarchia, della proprietà, della Patria. Anche la partecipazione dei cattolici alle urne era stata propugnata a fine di conservazione. Il conservatorismo più gretto aveva spesso animato i collaboratori della .Rassegna: si vedano, ad esempio, gli articoli di Alessandro Rossi, del De Capitani d'Arzago (che nel 1898 trova edificante il comportamento dell'esercito), del Mazzei, generalmente ostili ad ogni legislazione sociale perchè attuati e richiesti miglioramenti nessuno può garentire di vedere sedata ogni brama, anziché piuttosto aumentate le pretensioni (Rassegna Nazio­nale, 1 aprile 1885, p. 371), essi sono cioè tra coloro che temono che la cosi-detta legislazione sociale non serva che ad accrescere negli operai i desideri e le pretese cui forse un giorno i governi saranno impotenti a frenare .
Proprio nel nuovo secolo penetra nella rivista uno spirito socialmente e politi­camente più aperto: portatori di esso sono spesso giovani provenienti dalle orga­nizzazioni create dagli intransigenti e dal movimento democratico cristiano, già così odioso alla Rassegna Nazionale. Saranno prima Vercesi e Jacini, poi Sturzo, Carisiia, Degli Occhi, Mangano, Molteni, Speranzini, a fare di un periodico con­servatore un difensore, nel 1920-22, della democrazia contro il fascismo nascente. Il conserva torismo con punte nazionalistiche rimarrà vivo proprio tra i vecchi collaboratori. Non vorrei insistere su questo motivo, ma ritengo che non possa trascurarsi il peso che ebbe, nel l'appoggi re il fascismo, quella corrente sempre incline a considerare la nazione come bene supremo, indissolubilmente con­giunto alia causa della Monarchia di Savoia ed a quella del vigente ordine sociale. Non si dimentichi la posizione del Corneggia e di quella rivista cattolico-fascista, Segni dei tempi, che si rifaceva alla tradizione di Bonomelli e di Scalabrini.
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