Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <270>
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270 Libri e periodici
che l'intuizione religiosa della vita accendeva nel onore del Profeta, illuminò con mirabile coerenza (coerenza spesso negata anche dai BUOI stessi fedeli) la sua condotta di nomo e l'azione politica, nella quale profuse ogni sua energia. Buone pure le osservazioni sulla disformità-di metodo, oltreché di idee, nella questione sociale tra il Mazzini e il Marx; benché a questo proposito non sarebbe stato male mettere in particolare evidenza che la ragione degli scarsi risultati ottenuti dal Mazzini nell'organizzazione operata furono dovuti più che altro alla man' canza di una sua teorìa economica veramente salda e organica.
Meno precisa la biografia di Filippo Buonarroti, nella stesura della quale il Martinelli ha seguito quasi unicamente il saggio di Romano-Catania del 1898, dimenticando altri più recenti* notevoli, quali quelli del Sóriga e del Weill e, se­gnatamente, gli studi di Pia Onnis sull'attività politica di Ini nel 1794-95, di cui il Martinelli tace del tutto (e se non poteva conoscere i volumi del Sai ita e del Galante Garrone, avrebbe pur potuto consultare qualche saggio del primo), mentre essa ha importanza di prun'ordinc perchè comprova che il Buonarroti non fu solo un apostolo dell'uguaglianza sociale, ma, più che non creda l'A., tese durante la sua vita agitata il pensiero e l'azione indefessamente agli ideali nazionali. A Oncglia, ove si trovava quale agente rivoluzionario ad* detto all'Armata d'Italia, strinse amicizia con i migliori giacobini del tempo, ivi accorsi dai Piemonte e dal Napoletano, e con essi ideò un piano di insur­rezione per instaurare in Piemonte un governo provvisorio indipendente dalla Francia; piano che non potè avere effettuazione per la caduta di Robespierre, in seguito alla quale il Buonarroti fu rinchiuso nelle carceri del Plessis. Né l'Italia egli dimenticò quando, uscito di prigione, senza processo, il 26 otto­bre 1795, si immerse nelle lotte dei partiti che fermentavano in Francia: più volte dei sentimenti degli italiani si rese interprete presso il ministro degli esteri Delacroix, cui, tra l'altro, presentò un memoriale Notes sur l'Italie (di cui l'A. non fa punto parola), nel quale chiedeva, nientemeno, che in Italia fossero favorite le riunioni popolari e che si costituisse un centro unico di potere nazio­nale: naturalmente non fu ascoltato, anzi fu messo un'altra volta in carcere, accusato di complicità con il Babeuf. Anche a proposito dell'opuscolo attribuito al Babeuf, Analyse de la dottrine de Babeuf >, l'A. avrebbe dovuto ricordare che alla Nazionale di Parigi si trova un manoscritto del Buonarroti (ne ha pubbli­cato un riassunto il Robiquet nel 1910) in cui gli articoli della dottrina dell'egua­glianza sono ampiamente commentati: il che comprova che l'opuscolo fu, quasi sicuramente, opera di lui. Neanco del comitato insurrezionale formato dal Buonarroti a Parigi nel 1830 assieme con il conte Porro, con il Bianco, con il Murri, con il Sai fi fa cenno l'A.: comitato che si proponeva di preparare un'inva­sione nella Savoia (ciò che farà pochi anni dopo il Mazzini) per penetrare in Piemonte. 11 piano, com'è evidente, fu ostacolato dal governo francese.
Maggiori riserve dovrei fare a proposito del profilo del Pisacane, per la cui stesura il Martinelli si è affidalo esclusivamente alla monografia del Rosselli, monografia per molti Iati eccellente, soprattutto perchè vi è per la prima volta seriamente studiato il pensiero socialista dell'agitatore; ma essa è del 1932, e a quella son seguiti saggi notevolissimi che l'A. non doveva trascurare, come i vari articoli di Aldo Romano e particolarmente quello su Carlo Pisacane prosatore politico e teorico della guerra > ( Rassegna storica napoletana del '36) ; l'articolo del Perticone nella * Rivista storico Italiana; le pagine sul Pisacane del Salva­torelli nel suo Pensiero politico italiano dal 1700 al 1870 >. Ma, soprattutto, dalla lettura meditata dell'Epistolario dell'Eroe, raccolto dal Romano e sapientemente illustrato, il Martinelli avrebbe tratti nuovi elementi non solo per la psicologia del suo personaggio, ma precipuamente per la retta comprensione del suo passaggio dal materialismo storico del Marx e dalla filosofia civile del Cattaneo all'idealo