Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno
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1952
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pagina
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271
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Libri e periodici 271
mazziniano. Nessun dissidio (come vorrebbe l'A.J tra la concezione meccanica del divenire storico, derivata dal socialismo scientifico, che abbassava il significato dell'iniziativa individuale, e la ripresa del suo posto di combattimento nelle file più avanzate e audaci del mozzinianesimo dinamico e insurrezionale; dissidio che, sempre secondo il Martinelli, il Pisacane avrebbe tentato di giustificare nel suo Testamento. Dal 1852, cioè da quando il Pisacane è convinto che il segnale della rivoluzione italiana deve partire da Napoli, nelle sue lettere (come altri su questa stessa rivista ha, anni addietro, giustamente rilevato) a mano a mano sentimenti sinceramente mazziniani s'intrecciano e si sovrappongono alla concezione materialistica del socialismo; ma, soprattutto, nell'ultimo biennio 1835-57 il riaccostamento al Mazzini si va facendo sempre più intimo sino a confluire nella comune intesa di un moto destinato a distruggere il muranismo e a guidare alla riscossa il popolo italiano. E a generare in lui gli impeti rinnovatori (si convinca il Martinelli) valse molto più la sua rinata fede mazziniana consacrala al sacrificio supremo che non la sua teoria sociale, la quale non poteva allora attecchire da noi proprio per le giuste ragioni che adduce il Martinelli, e cioè perchè in una terra povera d'industrie come la nostra e nuova alla vita moderna erano ancora assai lontani a giungere a maturazione quei coefficienti storici che solo molto più tardi avrebbero trasformato le plebi inerti in classi di proletari alle quali arridesse la prospettiva di nna vita migliore e la conquista di una più vigile coscienza morale. MARINO CIRAVEGNA
SILVIO Rumeni, Storia di Trieste nella corsa dei secoli; Trieste, Cappelli, 1950, in 16", pp. 100. S. p.
Mirabile storia quella di Trieste: storia che non grandeggia per eccelse figure, ma ricca quanto mai di contrasti e di eventi in cui rifulgono le virtù indomite di un popolo e la costanza perenne dei suoi propositi.
Sorta quasi indubbiamente sul colle di S. Giusto (della preesistenza all'età romana di un centro di vita in quel sito si hanno testimonianze abbastanza sicure), sin dai tempi preistorici Trieste dovette sostenere lotte sanguinose contro barbari invasori, richiamati dalla bellezza e dalla fruttuosità delle sue rive assolate. Neanche i legionari di Roma, che la occuparono nel 178 a salvaguardia delle Alpi, riuscirono a tenerne lontano l'incubo di nuove incursioni: ancora pochi anni prima della nascita di Cristo essa fu costretta a respingere i Giapidi dopo un terribile urto. Ma con la pace augustea per la città, costituita in municipio romano, si iniziò un'era di prosperità e di splendore: crebbero, di numero gli abitanti, i commerci si arricchirono nel transito, si andarono espandendo le bellezze architettoniche. Nel godimento degli antichi privilegi e del benessere sociale continuò Trieste a sorreggersi sotto il dominio gotico e bizantino; anzi, la creazione avvenuta nel 611 per opera di Bisanzio del valido e agguerrito Numero triestino che legava in armi la cittadinanza intera, segnò per lei sin d'allora il compito preciso, cu! tenne fede net secoli, di vigile sentinella contro le cupidigie orientali.
Né a Trieste ebbe mai un vero carattere feudale l'autorità del vescovo, eletto per libera volontà dei cittadini ; né egli fu mai un dominus , anche se aveva una vera e potente voce autorevole, particolarmente per il finanziamento dei mezzi di di fesa. La città rimase sempre una ci vi t as , alle dipendenze del re, ma con propri diritti municipali- Ciò spiega come sin dal 1186 a Trieste appaiono i consoli nello sviluppo nascente del Comune e si spiani a mano a mano la via verso l'acquisto della piena autonomia Le istituzioni comunali si rassodano vieppiù, e anche se il piccolo comune, indebolendo la proprie forze nella difesa della sua libertà, fa costretto a cadere in potere prima della Serenissima, poi degli Asburgo (1382), conservò per altro sin d'allora la sua Individualità etnica, e politica, che