Rassegna storica del Risorgimento
FABBRI EDUARDO ; FABBRI D'ALTEMPS MARGHERITA TROJA CARLO
anno
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1918
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pagina
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65
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Carteggio inedito di Oarlo Troja a Margherita Fabbri d'Allemps 65
amici e di quelli che non. si perdono con la fortuna, mi diviene tanto più. caro, quanto più l'approvate: i vostri consigli sento che ini danno l'orza e sollievo. Nulla di Liberatore, nulla di Pepe, nulla di Poerio, nulla di Imbrianl: ecco i compagni prossimi di sventura; ecco quelli senza il rimpatriare dei quali nò debbo ne posso punto essere lie0;,~'
Non è già die, la Sorte degli altri sventurati non siami a cuore: ma quei quattro mi rendono affatto infelice: né di ciò voi sarete per maravigliare. Vi ringrazio intanto, mia buona amica, della cura cortese con cui mi avete chiesto le loro nuove: ve ne ringrazio con vivissima riconoscenza. .E voi ditemi, che fa il conte Eduardo ? più le sciagure l'opprimono, più èi sì; mostra magnanimo, lo sono àncora tutto allegro per due o fere scene del marchese Ugo, le quali mf fecero gridar pel piacere. Senza dùbbio, vi ha delle correzioni a doversi fare, ma in tutto il lavoro mi sembrò scorgere in generale i costumi dei mezzi tempi. E sarei contentissimo se poteste dirglielo in nome mio, come di cosa véramente sentita da me e non proferita per vezzo. PaTMagii;,;vJ pregeì-1 della mia stima e del mio rispetto per lui : ben vorrei che la Mariawne piacesse.
Pure ancora non si parla di rappresentarla: questa mattina sono Btato al teatro per farne motto al signor Prepiani, ma egli 6 indisposto, ed io noi vedrò che domani o do man l'altro. Del rimanente siate sicura che la rappresentazione delle cose del conte. Eduardo non potrebbe1 lasciar si freddi gli spettatori, come farebbe una delle cose più corrette e meglio ordinate del Varanf di cui mi avete toccato. Il Varano ha molti numeri poetici, ma gli manca la scintilla, senza la quale non si può vivere lungamente. Piacemi nella vostra lettera che abbiate rammentato le prime glorie del teatro Italiano, il quale certamente fu beilo innanzi che il Francese venisse in onore: ma tal è il danno la colpa di questa nostra dilettissima teraafoha sempre agli stranieri debba :fnr plauso, e dimenticare se stessa. Sui neseìt, dice di essa un mio amico.
Vi so .mille gradi della ghiottissima descrizione che mi avete fatta del jfalvica Siciliano: egli è certamente quel desso il quale tu-in Bologna innanzi che: io ;i andassi. Di quivi si spfecòì in pellegrinaggio per; conoscere in Ftìsìs gnatìo la contessa Per licori :: tornato pieno di divozione, scrisse a lei una lettera, ove biasimava forte il mal costume di alcuni Italiani che ignorando la loro lingua non curano se non la Francese, Or questa lettera d'Italiano uomo parlante a Italiana donna in Italia, questa lètterajche dispregiava ié gallume tra noi nati su questo suolo* in qua! lingua credete voi fossa scritta? Fu la lettera scritta in francese : donde potete rettamente far giudizio del MnJviea. Per ciò che. idguarda il duello, io non Baprei conchiudere meglio la questione, se non coi versi di Alfieri :
Ogni uorlttor sicura Vuol Mia pancia u duellar dannando ; M*i dì ciò parli sol ohi, da paura Scipito, Impugnò pria della penna il brando.
Si persuada i Matvlea che cosi è, che non si! >piò. abilità di parlare intorno a tale argomeitìsi* non al colonnello Pepo, o a qualunque altro avesse per angolare o per pubblica tenzone saputo impugnar la spada.
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