Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <274>
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274? Libri e periodici
del parlamento si riversava stri demani (comuni) per il costante accordo dei bracci feudale ed ecclesiastico avrebbe fornito spunti oltremodo interessanti.
Non si possono poi non fare riserve circa il termine nazione adoperalo parlando della Sicilia, e circa l'invito a sondare con maggiore impegno l'import tanza della coscienza nazionale siciliana per la sua solidità, anche se in seguito, proprio percid, patì tante disavventure (p. 181.
Una ricerca nel complesso, utile per la diligente precisione dei dati forniti.
GIUSEPPE TALAMO
GIORGIO SPINI, Mito e realtà della Spagna natie rivoluzioni italiane del 1820*1821 ; Roma, Perrella, 1950, in 8, pp. 195. L. 700.
L'eroica resistenza a Napoleone, la costituzione democratica del 1812, il prò-nunciamiento del Riego, avevano creato in Italia il mito spagnolo, il grande sogno, cioè, di una Spagna eroica assurta a nuova funzione di guida fra i popoli d'Europa anelanti a li berla . L'Autore del presente volume si è proposto come obiettivo un'indagine approfondita e documentata volta ad assicurarsi se a tale mito abbia corrisposto una adeguata realtà politica, se cioè il Governo spagnolo abbia esercitato una qualche azione concreta in appoggio ai governi costituzionali di Napoli e di Torino.
La ricerca dcll'A. svoltasi presso l'Arcbivo Historico Nacional di Madrid, ha messo in luce interessantissime corrispondenze del Ministro degli Esteri spagnolo, Evarisio Perez de Castro, con l'ambasciatore spagnolo a Napoli, Luis de Onis, con l'ambasciatore a Torino, Eusebio de Bardaxi Azara, con un funzionario di questo ultimo, José de Parada, e con altri ancora. Da tali documenti che occupano la seconda metà del volume, si ricava l'atteggiamento del Governo spagnolo nei confronti dei tentativi costituzionali italiani. Occorre premettere che alle Cortes tre erano le maggiori tendenze: quella sanfedista e clericale, naturalmente avversa ad ogni costituzionalismo, sia in Spagna sia all'estero ed avente come sua linea di condotta quella segnata dal Mettermeli per la Santa Alleanza; quella democratica di sinistra che desiderava invece un appoggio pieno e incondizionato per Napoli e per Torino, contro le pretese dell'Austria, avendo compreso che la causa da difendere era in realtà una sola e che gli Austriaci, nonostante le assicurazioni date, non si sarebbero limitati ad attaccare i liberali in Italia, ma sarebbero poi passati all'attacco della stessa Spagna; e infine una tendenza moderata, della quale appunto era espressione il Governo, aliena da una politica che appoggiasse con* cretamente i movimenti rivoluzionari italiani, sia per il timore di attirarsi addosso le forze conservatrici di tutta o quasi l'Europa, sia per una certa mentalità insulare , come dice Io Spini, che si era andata diffondendo nei circoli dirigenti spagnoli. Occorre ora aggiungere che l'indecisione, la mancanza di iniziativa o tutt'al più qualche platonica protesta caratterizzeranno l'atteggiamento del Governo spagnolo nei confronti della situazióne italiana, atteggiamento ohe si può spiegare pensando alla scissione nel fronte costituzionale tra i moderati e i democratici per quello * spettro dell'egualitarismo giacobino che ritornerà più volte del resto, anche se con diverso nome nella storia d'Europa. Tale involuzione dei moderati che vengono a portarsi su posizioni vicine a quelle della Destra per il timore di sconvolgimenti e di riforme sociali minò le nuove conquiste costiti! zinnali a Madrid ed a Napoli come a Torino, poiché proprio i più convinti assertori di tali conquiste erano tenuti fuori del Governo; cosi si spiega a Napoli negli ambienti militari governativi la volontà di sabotare la resistenza e di aprire la via agli Austriaci colla passività pure di liberarsi dai Carbonari (p. 90);