Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <275>
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Libri e periodici 275
e cosi a Torino ri diffondeva... la convinzione che la guerra all'Austria era un assurdo, specie dacché la casa di Savoia se ne era ritratta, e che essa, in sostanza, non mascherava altro che la rivoluzione sociale, cioè quello che agli occhi del patriziato subalpino appariva cosa assai più abominevole e rischiosa di una occupazione militare straniera (p. 97). Ciò detto, si deve però aggiungere che sarebbe semplicissimo addossare ai moderati senz'altro il fallimento di questi moti, che, invece, crediamo con l'A*, debba attribuirsi al fatto clic tra aristocrazia e democratismo giacobinizzanle, tendente verso l'egualitarismo babuvista, o almeno intriso di fermenti sociali rousseauiani, non era stata ancora affacciata la via media del compromesso liberale-borghese su cui poterono fondarsi le monarchie costituzionali dell'Europa del secondo Ottocento (p. 99).
Concludendo l'atteggiamento del Governo spagnolo può considerarsi, sulla scorta di questi documenti, decisamente isolazionista e riluttante ad impegnarsi in azioni decisive al dì là dei Pirenei, anche se alcuni diplomatici ed altri gruppi isolati svolsero una loro attività in appoggio ai governi costituzionali di Napoli e di Torino.
Sicurezza di giudizio e serietà di ricerca ci sembrano le doti precipue di
questa intelligente pubblicazione dello Spini.
GIUSEPPE TALAMO
MARIO CHINI, Lettere di Giuseppe Mazzini a Giuseppe Riccioli Romano. Documenti sulla cospirazione repubblicana in Sicilia fra il 1864 e il 1872; Palermo, So­cietà siciliana di storia patria, 1951, in 8, pp. 292. L. 1500.
Confesso che, all'annunzio di una raccolta di lettere mazziniane a un patriota siciliano, avevo sperato di poter penetrare nei segreti di cospirazione dell'Esule nell'isola prima del 1861. Il nome Riccioli indicava chiaramente che si trattava di Catania e, quindi, di quella Trinacria orientale, che rimane ancora in ombra nella vasta rete cospiratoria mazziniana. II fatto che alcuni membri di quella famiglia fossero fra i capi della Legione Italica, negli anni anteriori al 1848, giu­stificava le mie speranze. Non voglio dire con quésto che le trenta lettere qui raccolte non siano particolarmente importanti; ma non recano quell'apporto nuovo e decisivo che avrebbe invece dato la corrispondenza con lo zio di Giuseppe, Ignazio Riccioli.
Le lettere del Mazzini comprendono il periodo 1864-1872 e sono pubblicate con grande perizia e con scrupolo alle volte persino eccessivo da Mario Chini, il quale ce ne offre una riproduzione perfetta, quasi diplomatica. Purtroppo del manipolo di autografi, consegnati all'A. in Argentina, non fanno parte i cifrari: eosl, per l'organizzazione di quello che doveva essere il moto q*el 1870, le notizie nuove sulla situazione catancse, senza alcun dubbio contenute nelle lettere, riman­gono avvolte nel mistero.
Direi, quindi, che la parte veramente nuova del volume è costituita dall'ec­cellente introduzione di Mario Chini, nella quale si ricostruisce l'ambiente ove: vissero e cospirarono i Riccioli, ambiente rivoluzionario siciliano su cui nulla era stato scritto fino ad oggi con uguale ricchezza di particolari. Alla prefazione fanno riscontro le appendici, che illuminano anch'esse la figura e l'attività di Giuseppe Riccioli Romano, il quale è, politicamente, in una posizione interessante, perché non abbandona mai, pur nell'entusiasmo militare por Garibaldi, la sua fede mazziniana, quella fede che ha ereditata dai suol maggiori, aderenti, come dicevamo, alla Legione Italica del Fabrizi. Ecco, dunque, un nomo nuovo da pórre accanto agli altri pochi dei repubblicani siciliani che vissero e cospirarono nuli'isola; nome nuovo per gli studiosi, scoperto per merito del Chini. Queste