Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <278>
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278 Libri e periodici
lare in consenso politico. E pochi =? nessuno? si rendevano conto allora del valore dell'ammonizione di Pio IX al Sopranzi e agli altri volontari che avevano invoruta la sua benedizione prima di parlile per la guerra: Andate, dunque, miei figli, ma alle frontiere soltanto, lo ripeto non al di là dello frontiere; tate è la mia volontà. Tanto più che all'ammonizione ci si guardava bene di dare grande diffusione al di fuori del Vaticano. Né si richiamava troppo l'attenzione sulla molto cauta e sobria riserva pubblicata nel giornale ufficiale all'indomani del clamoroso proclama del Durando.
Un mese dopo Mentana, l'I! dicembre 1867, Giuseppe Ferrari, con qualche compiaciuta paradossalità, eccitava l'attenzione dei suoi colleghi della Camera affer­mando che il popolo italiano è un popolo di poeti, che ha creato un Pio IX, che non esisteva.... Paradossale, senza dubhio, l'asserzione ferrariana presa ad lileram, ma non così da non offrirci qualche elemento di realtà. Il buon popolo romano, scanzonato e borbottone, che aveva trovato il suo interprete maggiore è più efficace in Gioacchino Belli, era stato conquistato dal Pontefice sorridente e benedicente, davanti- al quale Io aveva condotto a prosternarsi il suo grande tribuno Gicertiacchio. E con ingenuo ottimismo, senza rendersi conto dei problemi formi­dabili che quella trasformazione imponeva, aveva ricreato in Pio IX un Ales­sandro DI (ma, in pieno '48, nella prefazione alla sua Storia della Lega Lom­barda, non aveva un religioso autentico, padre Tosti, eccitato: Restituiteci o Padre Beatissimo, la bandierai, che il terzo Alessandro nel dì del trionfo sospese al sepolcro del Beato Pietro... L'ora è sonata; l'Umanità vi aspetta; conquista' tela...?) e un Giulio II. malgrado i tempi mutati e l'impossibilità di un'impresa nazionale capeggiata da un Pontefice. Per questo, a Roma, prima, in Italia, poi, si era chiesto a Pio IX più di quanto egli potesse dare; per questo si era tra­visato allora il senso della benedizione all'Italia (in contrario MASSE', p. 37) e per questo, successivamente, si griderà al tradimento, quando, con l'Allocuzione famosa, il Papa dell'editto del perdono si deciderà finalmente a dire con chiarezza ma sarà troppo tardi che con egual sentimento di paterno amore riguardia­mo popoli, genti e nazioni e del pari al seno le stringiamo e rifiuterà la funzione di Cid Campeador con spada e triregno che gli si voleva fare assumere. Senza averne ancora chiara coscienza, Pio IX sacrificava il potere temporale a quello spirituale, hen altrimenti importante per la Chiesa.
Ma il popolo non poteva comprendere e non comprese. Da quel momento cominciò a distaccarsi da lui per rivolgere altrove i suoi occhi in cerca di nuove guide a di nuovi miti. Il Belli l'aveva veduto /a' l'Ecceomo s'una loggia a fna turba de matti e giacubini, ammonendolo a non fidarsi
...do quer subisso
d'apprausi e sbattimano e fiori a pioggia:
s'aricordi le parme e V crocifisso....
Anche se di più larga ispirazione della solita storiografia di parte e corredalo da una solida ed onesta documentazione, il libro del Masse non si allontana gran che dal tono di quel revisioniamo politico, al quale, come giusta reazione ad una precedente accentuata politicità interpretativa, molto indulse la storiografia dei primi anni di questo dopoguerra. Di fronte a certo eccessivo sabaudismo e piemon-tesiamo di alcuni studiosi, altri pensò di far bene rovesciando compiutamente e indiscriminatamente tutto quello die prima era stato sostenuto. In questo spirito rientra l'opera del Masse, per il quale, come s*è già visto, solo l'ambizione ege­monica piemontese è stata responsabile dell'accantonamento, dapprima, e del tramonto, poi, della già ben avviata lega politica (pag. 283). D'accordo con lui quanto alla inesistenza del preteso gran tradimento di Pio IX (vale, però, la pena di scrivere, un secolo dopo, un libro per dimostrare la inconsistenza di un'accusa