Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <286>
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286 Libri e periodici
indossata nella nolte di Compietene, e che élla avrebbe voluto, e non ottenne, avere addosso anche nella bara, nna bandiera nazionale. Purtroppo, povera bella creatura, ha contribuito anche lei a questa insana e malsana leggenda. Tutti coloro che, in occasione della vendita parigina, si sono abbandonati al gusto della rievocazione e alla deplorazione d'obbligo per la trascuratezza delle autorità ita­liane nel lasciarsi sfuggire l'archivio della Castiglione, avrebbero potuto trovare in un libro noto a modesti studiosi senza pretese da quindici anni (E. HEINRISCH C. NICRO, Virginia di Castiglione, la contessa della leggenda Firenze, Bemporad, 1936), una curiosa fotografia della loro eroina. Sdraiata su uno scoglio e minac­ciata dai fluiii irosi, la contessa appare come figurazione di un Relitto (Nic­chia ha amato sempre farsi fotografare in pose e con titoli suggestivi). Relitto, forse, d'intelligenza, se, sotto quel ritratto, leggiamo scritto di sua mano: Italia feci Disfecemi Parigi. No, Nicchia, questo è troppo, decisamente. Che tu abbia, come dire, invidiato il talamo ad Eugenia e condiviso qualche ora di gioia con il fosco figlio di Ortensia e in quella intimità tu abbia con l'imperiale amico parlate anche dell'Italia, ti può essere concesso: ognuno riempie come può gli intervalli d'amore. Ma, quanto all'Italia, lasciaci l'illusione che l'abbiano fatta con l'anima, con l'ingegno, col sangue i nostri nonni, ch'erano maschi. E, se puoi, consiglia i tuoi paladini a leggersi quel ricordato libro del '36, nel quale delle lettere e degli stessi diari andati all'asta come inediti all'Hotel Drouot fu fatto ottimo uso e frequente riproduzione in fac-simile. Persino la fotografia di re Vittorio, di appena due mesi dopo la morte di tuo marito, con la dedica curiosa L'infelice Padrone bacia le mani alla carissima Nicchia , persino questa è riprodotta nel libro. Peccato che ad André Maurois nessuno -l'abbia indicato per la prefazione troppo letteraria al troppo clamoroso catalogo. Non è tua la colpa di questa male ispirata postuma reclame. E se, nell'Ade, ti sei accorta di un qualche maligno sorriso sulle labbra sottili di Paolina, come quello che la nipote di Mettermeli reprime a stento nella fotografia di Braun, hai fatto bene ad additarle la mezza pagina, nella quale l'aristocratica viperetta, sia pure a denti stretti, ti descrive nelle vesti di Salambò. Ebbene, mettendo da parte per un momento la nostra indignazione, devo confessare che la bellezza scultorea di quella donna era tale che quel modo di mostrerai non era per nulla indecente. Pareva una statua animata. I suoi magnifici capelli le scendevano sulle spalle, e poi giù lungo la schiena. Le braccia, strette da spire di serpenti in oro, erano nnde fino alle spalle. Le dita dei piedi scintillavano di anelli. Non si è più vista un'apparizione altrettanto strana, fantastica e audace Ma che incredibile bellez­za! (Tempi felici, p. 151). In fondo, ti ha reso giustizia. A. M. G.
4H e 49 bresciani a cura dell'ATENEO DI BRESCIA e della FONDAZIONE DA COMO; Brescia, Morcelliana, 1949, in 8, pp. 401. L. 1000.
UAteneo di Brescia, in collaborazione con la Fondazione da Como ha pubblicato un volume di scritti vari a ricordo e a esaltazione delle cose egregie che in Brescia si fecero nel cosiddetto biennio glorioso 184849, contro la domina* zione straniera. Ha curato il volume il prof. Arsenio Frugoni, con la collaborazione di vari soci e amici dell'Ateneo, di cui diremo appresso, ognuno per la sua parte. L'introduzione garbata e necessariamente entusiasta è dell'aw. Marziale Ducos. La miscellanea comprende anche un rifacimento dei Dieci giorni di Brescia > di Cesare Correnti, troppo noti perchè ci ai debba tornar su* ove non sia per compiacersi del nntxit0 corredo di note che li accompagnano, note spesso oppor­tune e talvolta utili a un più esatto apprezzamento del testo o, meglio* dei tempi del Correnti.