Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno
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1952
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pagina
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287
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Libri e periodici 287
Tre dei saggi contenuti nel volume devono essere esaminati contemporanea* mente, direi, perchè in un certo qual modo si completano a vicenda. Intendo parlare dello studio del Frugoni sul 1848 e 1849 bresciani, che costituisce anche un'ampia prelazione a tutta l'opera, dei X giorni di Brescia di Cesare Correnti e dello studio di Leonardo Mazzoldi: La questione dei falsi messaggi nel 1849 .
Particolareggiato e vivace il lavoro del Frugoni ci dà, dopo un brevissimo accenno ai movimenti ideali che portarono al 1848 (nel quale incontriamo alcuni discutibili giudizi sul Piemonte e sulla Sicilia), un chiaro quadro degli avvenimenti bresciani del fatidico biennio, tendente a stabilire il giusto valore dell'insurrezione bresciana in opposizione al valore che gli scrittori democratici le dettero poi. Le agitazioni del 1848 si svolgono insomma in un'atmosfera di entusiasmo neoguelfo poiché radicato era in Brescia il costume cattolico ed il giobertismo si era rapidamente diffuso soprattutto per opera del clero la cui influenza era potentissima e fu determinante. I primi scontri del 22 marzo avvengono al grido di viva Pio IX e l'Italia e in quel fervore che il governo provvisorio (tendenzialmente albertista e la cui azione era coerente alla politica piemontese) riuscì a sostenere con proclami e disposizioni. Si comprende nota VA. come il risentimento di certo popolo per quella sua rivoluzione frenata, risentimento che i pochi repubblicani mazziniani e democratici di Brescia si sforzavano di chiarire in termini di polemica politica, rimaneva soffocato. Si trattava insomma di irrequietezza di popolo che la polemica democratica indentificava senz'altro col Popolo prestandogli una tensione ideale inesistente. Ancora: il referendum del maggio per stabilire l'annessione di Brescia al Piemonte, si conclude in maniera pienamente favorevole e qui il Frugoni osserva che quelle Cifre documentano un orientamento che poteva esser sì frutto di paura del ritorno austriaco e di municipalismo che rifiutando l'egemonia milanese voleva far sacrificio di sé in un'unità più vasta, o di una forza d'inerzia neoguelfa, o di timore di avventure democratiche e bisogno d'ordine senza più provvisorietà, ma che pertanto non è meno generale. Dopo la rotta dell'esercito piemontese, nella contrastata giornata del 28 luglio Brescia delibera la resistenza ad oltranza istituendo una dittatura nelle persone di L. Lechi, di A. Averoldi (alberiisti) e del gen. Fanti: Non vento di repubblica dunque, ma senso di onore e di orgoglio bresciano . Per cui il Frugoni afferma che solamente l'insuccesso della parte albertista avrebbe dato forza a quel rancore che nel 1848 bresciano non ebbe mai il valore di antagonista che gli scrittori democratici gli dettero poi . E vediamo come anche nel 1849 ai svolsero gli avvenimenti e soprattutto saranno utili lo scritto di C. Correnti sulle X giornate che, come si è detto qui, si ripubblica con aggiunta di nuovi documenti, note e passi interpolati, tratti da altri autori quali il Fiorentini, il Fé d'Ostiani, il Tosoni, un anonimo, lo Speri, il Cassola, il Lizioli, P. Malvestiti e l'interessantissimo saggio del Mazzoldi sulla questione dei falsi messaggi nel 1849.
Rotta la tregua, nel marzo, da Carlo Alberto (direi che l'attribuire come fa il Frugoni questa ripresa della guerra solo al desiderio da parte del Be di liberarsi dalla stretta del movimento democratico ed alle sollecitazioni degli esuli che insorgevano contro ogni indugio, sia una valutazione troppo parziale dei sentimenti del futuro esule di Oporto) anche Brescia insorge ma, come apprendiamo dal Correnti, che ci dà anche ampie informazioni sul perìodo per cosi dire di preparazione, che va dall'armistizio Salasco fino alla ripresa della guerra, anche questa volta si guarda al Piemonte e d'accordo con esso si agisce poiché le città lombarde, senza insorgere direttamente, avrebbero dovuto compiere opera di guerriglia e sabotaggio. I repubblicani saranno ancora una minoranza (organizsata, sì, da quanto risulta dal saggio del Mazzoldi, ma minoranza).
Quando il 20 marzo si otterranno le dimissioni dell'austriacante Zurnbelli, dirìgente della città, si nominerà in sua vece l'avv. Saleri, un liberale moderato.