Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno
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1952
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pagina
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288
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288 Ubri e periodici
Solo il giorno 23 (iti occasione del tentativo di riscossione da parte austriaca della multa imposta dall'llaynati) si avrà la prima vera e propria insurrezione di un popolo, che sfogherà il suo rancore contro l'Austria, cominciando l'eroica lotta. Si entra cosi nella fase critica dei moto bresciano, ampiamente delineata nel saggio del Mazzoldi: con l'insurrezione della città il comitato segreto si trova di fronte ad un grande problema dato che si è contravvenuto agli ordini, si è giunti ad un'azione delle bande in città, trascurando il compito assegnato dal comando piemontese. Improvvise giungono allora le dimissioni del Sa Ieri, sostituito da un altro moderato, il Sangervaslo, la città è in piena rivolta e del moto si impadroniscono due repubblicani democratici, l'ine. Luigi Contratti e il dott. Carlo Cassola, creati duumviri del Comitato di difesa. Cosi la direzione del moto passa in mano alla parte radicale che imprime al movimento di popolo un tono decisamente rivoluzionario. Circa il giudizio sui duumviri, sia il Frugoni, sia il Mazzoldi sono d'accordo con le varie fonti nel giudicare il Cassola ardente repubblicano ed il Contratti invece di più tiepida fede se non addirittura albertista (secondo l'opinione del Fiorentini). Quantunque l'atteggiamento di quest'ultimo sia più moderato, apprendiamo dall'anonimo del manoscritto Lechi, a proposito della elezione dei duumviri, che il Contratti accettò la carica t a condizione che gli fosse dato a compagno il dottor Cassola ed inoltre sappiamo come poi seguisse, sia pur dissentendo, l'operato dell'amico. Quindi direi che il Comitato si possa identificare in ambedue i duumviri. Interessanti sono invece i giudizi sull'azione del Contratti e del Cassola, giudizi esattissimi e, come giustamente dice il Frugoni, non velati di ipocriti sottintesi per pietà patria o per congenialità politica . I duumviri desiderano far di Brescia una repubblica e, temendo nello stesso tempo il risorgere di tendenze annessionistiche al Piemonte, imprimono al movimento un carattere rivoluzionario continuando nella resistenza disperata pur quando Brescia ormai è rimasta sola nella lotta, e la lotta vorranno ricorrendo perfino all'inganno, emanando cioè falsi bollettini o pubblicandone altri che giungevano nella città o cercando di sopprimere i comunicati austriaci- Il delicato problema è affrontalo brillantemente dal Mazzoldi il quale dopo un attento esame di questi falsi messaggi che, provenienti dalle zone di operazione si mescolano a quelli altrettanto falsi che ivi giungevano, conclude ravvisando in tutto l'intrigo, il gioco dei repubblicani i quali non potendo dare il via in nome del loro principio ad un movimento insurrezionale della Lombardia avrebbero potuto solo dietro vittoria piemontese tentare di svolgere in altra direzione il movimento popolare . Ecco quindi le prime false notizie di successi piemontesi, poi quando la sconfitta sarà troppo nota a tutti, si tenterà di spiegarla accusando Carlo Alberto di tradimento e bollando di tal marchio anche il suo successore per screditare definitivamente la monarchia. Infine, dopo tanta catastrofe, ecco il deus ex madrina, in tal caso Chzarnowsky, che, sdegnato per il crollo misero della guerra regia, continuerà la lotta fino alla vittoria, conseguita perciò in nome del nuovo principio, mentre a Genova e Torino si proclama la repubblica. Tre atti a lieto fine, dunque, per i repubblicani, astraendoci dalle conseguenze. Non bene, perciò, escono da questo esame del Mazzoldi le figure dei duumviri che il Frugoni, dopo sereno meditare definirà anch'agli * energici, accorii agitatori... die non troveranno per se altra risoluzione che una prudenziale ritirata, mentre significativo sarà il silenzio del Correnti SU tutto l'argomento.
Di notevole interesse sono anche gli altri saggi che costituiscono il volume Del lavoro del P. Antonio Cistellini : Il contributo del Clero nella rivoluzione del 1848 e nella decade gloriosa, corredato di una breve serie di documenti, è inutile insistere dopo quanto ne ha detto Fausto Fonzi (in questa Rassegna, Anno XXXVIII. fascvlt*n>. I saggi di Giovanni Chiappa sull'organizzazione ospb