Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <291>
immagine non disponibile

Libri e periodici 291
dell autrice, conferma. Catalogo che non ci la mancare né i cinturoni a più tasche in cui Jcsaie White Mario nascondeva sotto le vesti le lettere di Mazzini per sottrarle agli occhi di poliziotti, in (ondo non troppo cupidi di penetrare i misteri dei dessous della (ulva donzella, eome la chiamava l'Orsini (p. 37), la camicia rossa confezionata per Garibaldi da Trcsher and Glenny nello Strand (p. 54), o la pantofola usata dallo stesso in casa del duca di Sutherland nel '64 (p. 61); ma catalogo che non ci elenca solo il solito Stato maggiore dei grandi esuli, da Foscolo a Mazzini (del quale presenta, però, e riproduce, nel superbo complesso dei cinquantasei documenti della preziosa appendice, ben quindici let­tere inedite, pp. 102-110), da Santarosa a Rossetti, da Panizzi a Saffi, o i nomi degli ospiti di riguardo della patria di Byron e dei Browning, da Angeloni a Garibaldi, da Porro a Modena, da Canova ai Pistrucci (di Benedetto è il San Giorgio delle vec­chie sterline), da Alessandro Turri, chimerico anticipatore, nel 1811, di un programma d'indipendenza (pp. 71-82), ad Augusto Bozzi Gran ville, che da Londra si appellava per Pltalia allo Zar Alessandro e in Londra (ondava i primi giornali liberali italiani, L'Italico e II patriota italiano (pp. 6*7). Suo merito è richiamare al nostro ricordo visi e nomi di minori figure oggi dimenticate e tuttavia degne di memoria per la fede serbata attraverso rischi, dolori e sacrifici, accettando qualunque me? stiere, qualunque privazione, come quell'Emilio Bottone di San Giuseppe, che teneva conferenze su Dante, insegnava italiano e spagnolo, si offriva come traduttore commerciale in francese, tedesco, italiano, spagnolo e portoghese e non sdegnava di presentarsi come importatore di vini (p. 10). Speriamo abbia avuto miglior fortuna di Mazzini importatore d'olio.
Qualunque mestiere, qualunque privazione, pur di poter vivere da uomini liberi tra uomini liberi. Non confidava Luigi Porro a Costanza Arconati, nel '23, che lui e i suoi amici si sentivano morti risuscitati in un paese libero (p. 8)? Tutto li colpiva in Londra, tutto li meravigliava favorevolmente, Le strade, il lusso, i magazzini, la ricchezza generale è sorprendente scriveva lo stesso Porro all'Arconati. Nelle case l'esteriore è meschinissimo, ma allorché si va alPinterno, anche le pia meschine case sono di una pulizia, e di un soigné tale che fa sorpresa (p. 94).
Ma non solo e non sempre terra di comprensione e di ospitalità l'Inghilterra, i cui nomini politici, come s'è detto, pensavano sacrosantamente prima al proprio paese. Eppure, anche in questo caso, la spregiudicata visione politica non prescin­deva mai da un'autentica simpatia per gli Italiani e per l'Italia. Le carte Palmerston, dell'uomo cui dobbiamo più che ad altri, forse, riconoscere una profonda coscienza morale e un acuto senso politico, viste sinora solo da Sir Charles Webster e alla mostra signorilmente concesse da Lady Mountbatten of Burina, ne sono una continua riprova. Non era insensibilità che dettava al Forster, rappresentante inglese a Torino nel '33, quello stesso che il 24 aprile 1831 aveva suggerito una soluzione danu­biana del problema italiano che doveva riaffacciarsi nelle più tarde Speranze d'Italia (pp. 114-118) -, il giudizio al Palmerston che le tragedie del Pellico erano applau­dite più per il ricordo della recente prigionia che per un vero e proprio merito intrinseco (p. 9). Palmerston consigliava, in italiano, e in buon italiano, a mons. Capaccini, nel marzo '31, di provare ogni mezzo di negoziazione avanti di aver ricorso alle armi austriache' (p. 42). E che Palmerston scrivesse cosi bene in italiano conferma il Capaccini, lieto che questo modo di corrispondere potesse in ogni disgraziata ipotesi essere una prova evidente che la nostra corrispondenza non ha nulla di ufficiale né di diplomatico (p. 113). Era, certamente, l'interesse inglese che faceva desiderare al Palmerston che non avvenissero sconcerti rivolu­zionari sul Continente, ma un simile atteggiamento, non significava indifferenza di fronte all'Italia che si agitava. Una fortuita coincidenza ha affiancato nella stessa vetrina una lettera di ringraziamento di Cavour al banchiere Hambro per un