Rassegna storica del Risorgimento
BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno
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1952
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pagina
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294
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294 Libri e periodici
rilievo le con trust unti caratteristiche dei due avversari, l'abissale differenza di armamento e di equipaggiamento e l'inesorabile squilibrio nella disponibilità dei mezzi e delle risorse. L'uno non era assillato dalla preoccupazione dei viveri e dei rifornimenti; disponeva a dovizia di autotrasporti, si muoveva su strade libere, in regioni pacifiche; possedeva un moderno armamento, teneva incontrastato il dominio dei cielo. L'altro lottava con la povertà per resistere fino all'ultima cartuccia e all'ultimo tosco di pane; viveva delle magre scorte e degli acquisti in aito, era nell'impossibilità di manovrare per mancanza di automezzi, si trovava esposto alle continue offese aeree che non gli concedevano tregua, disponeva di armamento ed equipaggiamento scarsi e antiquati, tanto che la iniziale superiorità numerica dei nostri effettivi, cosi opportunamente esaltata a proprio favore dalla intelligente propaganda inglese, divenne presto assai ridevole cosa di fronte alla formidabile superiorità di mezzi e di risorse del potentissimo avversario.
Spontaneo sorge il rammarico perchè quelli che hanno voluto, o predisposto, o tollerato, l'intervento in guerra non abbiano, almeno, letto i grandi minuziosi e precisi bollettini d'informazione, che erano destinati proprio a loro, quei bei fascicoloni dalla copertina bianca, riservatissimi, nei quali il nostro Servizio informazioni militari ha instancabilmente, costantemente e coscienziosamente raccolto, prima e durante la guerra, tutte le notizie utili sulla preparazione (qualcuno di noi 8*è fatto, allora, una cultura sull'Accademia militare russa), sulla capacità (nel 9 si avvertiva chi di ragione che l'Inghilterra, nella prima guerra mondiale, aveva reclutato in India un milione di combattenti: non minore la cifra, quindi, prevedibile per la seconda, ma- assai più possibile, si diceva, almeno un raddoppiamento) e sui piani di quelli che avremmo dovuto affrontare sul campo. Ma chi avrebbe dovuto leggerli preferiva, purtroppo, credere alla propria propaganda, dare ascolto agli strateghi del gruppo A o dell'ambiente B e illudersi nel mito di ima guerra di Spagna banco di prova definitivo e sicuro per comandi, truppe, mezzi e organizzazione.
Il ricordato libro del generale Rossi è drammaticamente rivelatore al riguardo. Basta leggere il promemoria Roatta del dicembre 1939: Le forze a disposizione sono scarse e non molto efficienti. Le scorte non esistono quasi Questo stato di cose sembra destinato a durare per tutto il 1940. Inoltre nelle circostanze attuali, oltre 1/3 delle forze a disposizione è legato a scacchieri di oltremare. In queste condizioni, e finché esse durano, la migliore cosa da fare, se non Punica, sarebbe quella di non scendere in guerra (p. 29). Questa, a dicembre, la nostra preparazione, che, nell'aprile 1940, due mesi prima dell'entrata in guerra, Badoglio dichiarava essere del 40 rispetto alle previsioni. E si confronti con l'altro memoriale Roatta del 13 dicembre 1940 (Rossi, pp. 143-147).
Il popolo italiano avrebbe avuto motivo di gridare ai propri dirigenti, come Nicola I ai suoi ministri dopo Balaklava e Inkermann: Siete voi che m'avete condotto a questo punto, siete voi che m'avete persuaso che gli Inglesi s'occupavano solo dei loro commerci, ma non volevano battersi! Ahimè, l'abbiamo conoscinta anche noi la propaganda imperniata sull'obbiezione di coscienza di qualche sbarbatello d*Eaton o sulla verità solare che gli Inglesi si battevano fino all'ultimo uomo degli altri!... S'è visto, infatti. Ma non c'era nulla da fare, anche perchè la massa a quei toni e a quegli accenti, in fondo, ci credeva, pur ditti* dando dell'indirizzo generale. Questa nostra modesta Rassegna ha tentato, nel suo piccolo, di avvertire che, nella prima guerra mondiale, erano morti infinitamente più inglesi della madrepatria che sudditi delle colonie o dei dominions (682.000 contro 187.000, ved. Cifre dell'altra guerra, in Rassegna, a. XXVI (1939), p. 1515), ma chi compilò quelle tabelle ha ancora nell'orecchio il riso tra ingenuo e incosciente di quella brava signora, che, in Arcidosso, udendo la notizia della