Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <295>
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Libri e periodici 295
prima presa di Siili ci Barrani, gridò ad un gruppo di amici: Tra quattro giorni al Cairo ! a> In fondo si trattava di una persona, che, certamente, in vita sua non aveva mai visto una carta dell'Africa settentrionale; ma che dire, allora, di quel­l'eminente letterato e, in realtà, spirito libero, che, in pieno 1941, a chi gli parlava del fatale intervento degli Stati Uniti, replicava tra meravigliato e scan­zonato: E tu credi all'intervento americano?... Con singolare identità di frase, pochi giorni dopo, un illustre dissodatore dei campi di Clio, di quella Musa che giornalisti, avvocati, nomini politici e generali si ostinano a considerare maestra della vita, escludeva reciso ogni possibilità di un simile intervento, e non si trattava affatto di un volgare adoratore dei miti dell'ora. Come l'abbiano indovinata abbiamo appreso tutti qualche mese più tardi... La propaganda è arma pericolosa, una specie di boomerang spirituale, che, mal lanciato, rimbalza sul capo di chi se ne serve. Non senza pericolo, del resto, anche per quelli che l'hanno promossa e voluta. La folla che ha ucciso il Prina non era composta esclusivamente di antinapoleonici autentici e di antica fede, ma anehe di parti­giani fino alla vigilia di quel regime, del quale solo in quel momento scoprivano colpe ed errori ed ora, quasi a riscattare la propria colpa e il proprio errore, s'univano ai tragici combattenti della battaglia degli ombrelli. Cola di Rienzo deve aver fatta non diversa esperienza sulla scalinata vecchia del Campidoglio.
Il volume dedicato alla seconda controffensiva italo-tedesca in Africa Setten­trionale costituisce un altro notevole apporto, esatto ed esauriente, nei limili di una documentazione falcidiata dalla perdita di molto materiale, alla conoscenza degli avvenimenti che condussero ad El Alamein. Interessante quanto appare sul contrasto iniziale tra la concezione italiana, imperniata sul convincimento, giustificato da una plurisecolare coscienza marinara, che solo la conquista di Malta avrebbe risolto il problema del Mediterraneo (bastava, per terra, fermarsi alla linea Sollum-Halfaya), e quella hitleriana, esclusivamente terrestre, di una vasta manovra, a tenaglia con obiettivo il Medio Oriente. Su tale contrasto, più tardi sanato con l'acccttazione del punto di vista tedesco, influì potentemente quella che nel volume è definita la particolare personalità del maresciallo Romaici, con ulteriore esasperazione dei già difficili rapporti italo-germanici. Una osservazione finale del libro merita d'essere segnalata, l'assimilazione del deserto, in quanto campo di battaglia, ad un mare sconfinato, nel quale le unità terrestri operano come formazioni navali, con la conseguenza che, come sul mare, nel deserto ogni formazione è, sulla sua immensa, brulla e scoperta superficie, com­pletamente visibile e quindi soggetta alla offesa aerea. La superiorità aerea è in mare un argomento decisivo, la parità è un requisito per lo meno indispen­sabile. Altrettanto è per il deserto. Ma forse il vecchio assioma del tempo di Nelson, il mare domina la terra è oggi più vero che mai in un senso gene­ralmente spaziale: il more, cioè la via di comunicazione e di rifornimento, domina la terra, il campo di battaglia. Oggi, però, il mare non è più controllato soltanto dai mezzi navali, ma da questi e da quelli aerei: chi domina il mare, chi dirotta, disperde, distrugge i mezzi di comunicazione e di rifornimento dell'av­versario nel campo tattico, vince la battaglia; chi tale azione esercita nel campo strategico, vince la guerra.
La strategia logistica condiziona e limita la strategia eroica. Le basi islandesi, groenlandesi e madagascarene hanno, forse, influito proporzionalmente assai più di qualunque vittoria terrestre, con il loro logoramento demolitore, alla disfatta strategica dell'Asse. Ma questo, a Berlino e a Roma, non era creduto: il chilo­metraggio della conquista alimentava le illusioni e faceva chiudere gli occhi al­l'ammonimento del tonnellaggio giunto alle forze avversarie dai più lontani scali del mondo. E chi inseguiva, per ordine superiore, la vittoria sui nastri dei chi­lometri e sull'astratta numericilà delle quote riteneva suo compito eseguire gli