Rassegna storica del Risorgimento
FABBRI EDUARDO ; FABBRI D'ALTEMPS MARGHERITA TROJA CARLO
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1918
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m Belletti
pete che fratello sia fuori di pericolo. Ài signori Cecilia e Morsuzi recate I ìniéi salutiyjKj clic talora io aia rammentato da essi nella Mostra stanza. Io sono con la più vera stima ed amicizia immutabilmente, /ecftT Napoli, 18 aprile 1826.
3.
Amica pregiatissima,
Sf Xa .-avessi a narrarvi ciò che sono stato lo scorso mese di giugno, temere t fòrte di dover perdere alcuna cosa di ciò ohe i tengo per caroY voglio dire della vostra stima.
l'iiHerniità di mio padre, il vederlo ridotto sì vicino al suo termine sono state certamente- cagione di un legittimo e rk-o dolore; ma un'altra malattia era in me, la quale mi travagliava, opprimendo la mente ffl una densa malinconìa, e riducevami ad un'assoluta incapacità; divaAnque. letica, e ftnanco dello scrivere ogni benché brevissima lettera. I capricci della stagione* le calamità del luogo natio, l'iniqua sorte degli amatissimi, compagni miei: mi avevano sì prostrato l'animo, ohe ip;'credeva' di perdere il senno. Ei mi sembrava di essere tornato fanciullo, ed avrei voluto dirvi ciò che io saffriva-,J fermi un poco a favellare con. voi cosi della codardia degli uomlni;omB>3eI disprezzo che vuoisi avere delle lor crudeltà e delle loro paure...
jtfa nello stato in cui scorgeva me stesso, io dubitava non avesse forse il mio dire a sembrarvi quale il sognar di un infermo. E perà mi sono a> ciuto, adirandomi forte; con me medesimo, ed avendomi a jvl B dolermi Pur qual conforto, se io vi avessi aperto le ranétti del mio penare, aspettando qualche parola in cambio da voi, onde si richiamassero a me gli spiriti o tisoppo. abbattuti o troppo ritrosi! Quest'opera di conforto io non l'avrei certamente implorata da donna che fosse stata m volgo : sì veramente da colei che io stimo sopra quante altre s'innalzano sul1 loro sesso"> meglio sanno rivocare gli uomini alla nobiltà, della loro, .natura sia con. Ilo Incitare i magnanimi, sia con lo schernire i vigliacchi.
Jia gii; in mio soccorso e venula dopo lungo silenzio l'amabilissima vostra lettera .gal1! SS giugno. io, ve ne resi grazie non appena .ella -nik graln's or ve ne rendo grazie di nuovo: e sento elle ini ha tto gran.bene. Bimana gono, e vero, le cagioni tutte del mai miei: imi', da una parte, son cessate quelle di mio padre, quantunque affetto da cronico ed incurabile morbo : dal-l'altra parto, rili0rnQY come 4opo tonga assenza, 'in me'Btessosf e serio sii I come sono dieiràtniefeìa vostra ini prepartS, a )gaeeon più forte animo tutte .le'-,aceri)ita del destino.
Ijaa- separazione de* iniuj compagni e nondimeno -lima punta troppo grande al mio edé voi .già sapete quali sono essfc e come io fra molti infelici che mi son cari chiamo di tal nome solo quattro : Pepe, Poerio, Irahriani e Liberatore. Mi è sommamente: piacevole che abbiate conosciuto quest'ultimo f. bramerei che, G-oncscesU? ancora Imbriani, e ben egli mi aveva detto in Roma di voler ésspirb jpresentato< alla sorella del conte Eduardo : ma il mio amico 6 sì discreto che ibrstìpuò essere accusato di passare il segno, ed