Rassegna storica del Risorgimento

BIANCHI NICOMEDE ; GRILENZONI GIOVANNI
anno <1952>   pagina <315>
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Vita dell'Istillilo
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rabile che nel prossimo avvenire (essendo ora avviate conversazioni pel rinnovo della convenzione) quel minimo sia accresciuto. Nel frattempo il Musco è venuto incontro alle temporanee necessità di istituzioni torinesi (biblioteca della facoltà di lettere, biblioteca civica ecc.) rimaste prive di sede in seguito alla guerra. Si spera che, nel prossimo futuro, effettuati i necessari lavori di restauro, possa formare parte integrante della mostra storica l'appartamento detto di Vittorio Emanuele IT. che la biblioteca e l'archivio possano trovare sistemazione più adeguata alla loro importanza e più adatta agli studiosi, che le iniziative editoriali si estendano olle ampie monografie, e che, infine, ricuperati i locali attualmente usufruiti da altre istituzioni, sia anche possibile completare la mostra storica con alcune nuove sale, li Comitato conta 107 soci*.
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TRIESTE. Non passa anno senza che a Trieste si rinnovino congressi,, riunioni, conferenze, dedicate alla storia del Risorgimento italiano. Ancora una volta, perciò, la fedele di Roma , tra la fine di maggio e i primi di giugno 1952 ha consacrato alcune giornate al ricordo dell'epopea gloriosa. Furono ricor­date prima due nobili figure di patrioti. Venerdì 30 maggio Alberto Maria Ghi­salberti, ospite della Dante Alighieri , rievocò la figura e le gesta di Felice Orsini; sabato 31, Emilia Morelli, ospite del Circolo della Cultura e delle Arti, parlò di Nino Bixio. I Triestini furono particolarmente commossi al ricordo dei legami che legarono il Bixio alla loro città.
I due oratori parlarono, poi, a Gorizia il 2 e il 3 giugno. Il prof, Ghisalberti illustrò all'Università popolare Cavour nel centenario della sua assunzione al potere, e la signorina Morelli, al collegio di Santa Gorizia, Mazzini uomo.
Ma al Risorgimento italiano fu dedicata particolarmente la giornata del primo giugno, in un riuscitissimo convegno regionale sul tema H problema delle origini e della fine del Risorgimento . I quattro relatori furono scelti dal Comitato organizzatore: il prof. Alberto M. Ghisalberti parlò del problema delle origini; il prof. Marino de Szombathely illustrò la figura di un triestino fra due secoli: Antonio de Giuliani; il prof. Baccio Zi li otto rievocò le fasi del prerisorgimento in Istria tramite la figura di Gian Rinaldo Carli; il prof. Nino Valeri, infine, pose il problema della fine del Risorgimento.
TI convegno ebbe inizio alle ore 10 con brevi parole di saluto del vice presi­dente del Comitato triestino, prof. Attilio Gentile, il quale sostituiva il venerando presidente, prof. Pietro Sticotti, assente per malattia. Presenti quasi tutti i cultori di storia triestini e goriziani. Da Udine era venuto il presidente di quel comitato, Angelo de Benvenuti. Anche le autorità triestine vollero onorare il convegno: il Prefetto Pa iti tati, nome caro agli storici triestini per il costante aiuto ed incre­mento da lui dato agli studi locali, il Sindaco ing. Gianni Bartoli, instancabile com­battente per la libertà di Trieste e dell'Istria, il Preside della provincia, dottor CIcsa, il Primo Presidente della Corte d'Appello, De Litala, il vice presidente di zona, prof. Schiffrer, il Prosindaco, ing. Visentin, il rappresentante del Sindaco di Gorizia, avv. Stecchine, ed altri ancora. Particolare onore costituiva la vasta rappresentanza dellTJmversità, con alla testa il Magnìfico Rettore, che fu invitato ad assumere la presidenza del Convegno. Egli, sedendosi al tavolo della presi­denza, volle, prima di tutto, chiarire il suo pensiero e le sue inequivocabili deduzioni -ài giurista sulla illegalità dell'attuale situazione del territorio libero. Il Presidente di Zona, prefetto Pulmini, porse, poi, il suo saluto ai convenuti come prima autorità del territòrio e come vecchio amico, dicendosi lieto di essere ancora una volta insieme a cultori di storia del Risorgimento e rinnovando quei voti, che per i Triestini sono i pruni, quelli del ritorno alla Patria.
Iniziò, quindi, la sua relazione il prof. Alberto M. Ghisalberti, mettendo in rilievo le ragioni per le quali una corrente storiografica ha sostenuto e sostiene