Rassegna storica del Risorgimento

1856 ; CEFAL?
anno <1952>   pagina <351>
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l; agitasieeJ ai presentano lo conseguente wm improvvise d volte anar. chic* plwlere di iii'iunii popolari dio oon costruiscono nullo di oli do ; l'oliarne oriale provocalo do tH agìtorioni suscita, per converso, la proccupasleae di molti ambirmi intinti di no liberalismo vagamente ces-ecrvotoro che considera la ev.-ritM.iii riferii? carne semplice oratalo di gsrantia; rallanno sodala dotar talee le tendenza od involuzioni politiche e sociali.
Né questa remora ette all'evoluitone politica oppone la vischiosità del segami sociali della classe dirigente deve sorprendere.
Anche nej Piemonte che preaereo dopo 11 1815 condizioni sociali ben diverse da quelle della Sicilia, durante la crisi del 1848-49 la preoccupazione dolio peltro sorgente del socialismo in commino consiglia a volta (In paura in politica tem­pre eattiva consigliera) agli stessi liberali moderati la pericolose alleanza eoe Io destra conservatrice e marita la quest'ultima, pur dorando la guarnì contro 1*AB tri a. dei non equivoci propositi di ritornare ad uno politico d'allearne eoe l'Austria, rinunziando ad ogni velleità di indipendenze.
Gli -laterraai di classe prendono il sopravvento, nell'animo degli uomini del* .'estteraa destro, ralla solidarietà nazionale.
Ora. se nel Piemonte queste esigenze conservatrici producono gli amoreggia* memi dei generati plemonteai con quelli austriaci, tuacitando perfino la nausea di un ooeato moderalo come Pietro Gioia, anche in Sicilia ai verìfica questo amoreggiare coi Borboni di alcuni rappresentanti della classe dirìgente isolana proprio sotto il segno di ano solidarietà nel nome della conservazione sociale
I/accoglienza fostosa che il barone Pietro Riso, pretore di Palermo e Coman­dante generalo < proprietarie > della Guardia Nazionale riservo nel avo palano agli ufficiali dal principe di Satrieno non e (orse rivelatrice del sospiro di sol­lievo con coi ai salutava, da parte di molti protagonisti dell* rivoluzione del 184849. il ritorno dell'ufficialità borbonica garante delTordine?
vero div nel 1848 ai avverte il serpeggiare tra la stessa classe dirigente isolana dì idealità nuove, ma monca ad caso lo slancio ed il fervore di proseli­tismo oercsaari per attrarre a sé altre classi.
Solo una borghesia aperta in alto ed in basso avrebbe potuto assolvere a questa funzione di radicale evoluzione e trasformazione dello struttura sociale e dell'opi­nione pubblica siciliana.
Soltanto mostrando al popolo 1 vantaggi concreti rbe la rivoluzione assicurava ad esso lo si poteva chiamare a custodire e salvaguardare l'ordine nuovo.
Invece in larghi strati dello popolazione, perdura una acarsa sensibilità degli aspetti economico-sociali del problema siciliano.
Nell'Italia settentrionale la coscienza dell'interdipendenza dei problemi poli­tici e di quelli ecoisomieo-soeiali conquista alla causa dello rivoluzione nazionale settori sempre più vasti dell'opinione pubblico.
In Sicilia, invece, questa scnsibìlizr,axtono dei problemi economico-sociali e pio. lento nel tempo, più limitato nell'azione di proselitismo ed. In peci! modo, ór* coscritta olla cerchia degli intellettuali, molti dei quali legati o quello classe che si era sostituita < al vecchio baronaggio ma rcMnva nondimeno classe chiusa. Lo ragioni per apiegare tale fenomeno non fanno certamente difetto.
Seno canoe d'ordine eceoomlco, ad esempio, lo posizione Isolata del Regno meridionale in genera e della Sicilia In particolare, posta fuori dallo vie del coov