Rassegna storica del Risorgimento

1852 ; TOSCANA ; STATUTI
anno <1952>   pagina <367>
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L'abolizione Mio Statuto tonano (1852) 867
*K* piaaaliiini diplomatiche all'estero. Ma piano piano dovettero piagare sempre pie di front* *S> imperiosa politica viennese.
Di qivtta fase politica Buggero Moscati ha dato ampia e documentala dimostra­zione ad no volume aa L'Àùttrim gli Stati conservater italiani. Dal documenti che arisi ha tratto aoprattatto dagli atehM viennesi, da quelli caiatenti nell'Archivio di Stato di Firenae appara ridarà la resistenza che il Gabinetto BaIdaarron-Corsini fui oppoto par quasi dna anni alle pressioni esercitate ani Granduca e mi Gabinetto da parta austriaca, aoprattatto sul problema dell'abolizione dello Statato.
I Sovrani italiani salvo il Re di Sardegna con a capo il Pontefice aspiravano a veder dlatmtte anche formalmente le concezioni a coi avevano dovuto piegar orila drammatica primavera del 1848. L*Anatria valutava la importanza che nn tale fatto avrebbe avuto a vantaggio della ua preponderanza sull'Italia. Ma -Ivutù e Poltra misuravano anche la possibilità di pericolose Teorico! all'abolizione formale di atti che por orila lealtà politica erano ridotti a nome vano senza abbietto.
Più degli altri Governi, si dimostrava preoccupato dei pericoli deu'abolraone dello Statuto il Gabinetto torneano. H Preudente del Consiglio Baldaaseroni, apeeiahnente dopo l'insuccesso delle trattative per la costituzione di una Lega italica tra gli Stati conservatori della penisola, ai era trincerato in una calma resistenza, aliena, secondo il no stile, da ogni preaa di posizione teorica, ma baiata an una posizione pratica: non potere la Toccano abolire Io Statuto, quando la Costituzione austriaca del 4 marzo 1849 non era ancora stata revocata dall'imperatore Francesco Ciuseppe.
Tuttavia nell'autunno del 3350. sotto le pressioni del Granduca e del Governo austriaco, dovette accettare di compiere un atto di pratica conferma delia politica antistatutaria del Granduca. Dopo il rimaneggiamento del Governo, per il quale al senatore Capoqundri veniva sostituito come guardasigilli il Lami ed al Mozze* nel Ministero degli affari ecclesiastici aneeedeva il Bologna, il Granduca emise il Decreto del 21 settembre 1850 col quale scioglieva il Consiglio generalo dei deputati dichiarando pera chea fino a tanto che non si fosse potuto dar luogo alla nuova convocazione delia Assemblea Legislativo ogni potere sarebbe da esso Principe eaercitoto. sentito nei debiti cari il Consiglio di Slato, e ruenuio elianto pia le circostanze il comportavano, i prineipj sanciti dalla Statuto fondamentale*.
Coti nell'atto tteaao in cui dava un nuovo colpo all'edificio statutario, il Gabinetto Baldaaaeroni riaffermava il princìpio che lo Statolo conservava la sua efficacia come dichiarazione dei diritti errili dei Totem, pur quando si sospendevano le istituzioni rappresentative.
Tale posizione, che merita di e*iere sottolineata come epiegaaione degli avveni-menti successivi e come indice della posizione ideologica dei conservatori toscani, ara però di difficile mantenimento. Troppe forse spingevano verso forme di reazione su­perando le preoccupazióni e gli scrupoli dei conservatori, mentre il gesto perfetta mente Inutile aveva suscitato reazioni appassionate, di cui era stata particolarmente clamorosa la protesta del Consiglio comunale di Firenze.
La destituzione di Ubaldlno Paruri dalla carica di Gonfaloniere deDa capi* tale insieme a quella di nn altro Gonfaloniere, i commenti della stampa (in previsione dei quali ara stato emanato il decreto del 22 settembre con cai se ne limitava la libertà) avevano dato all'atto, in se temo senza importanza pratica, una gravità mag­giore di quella che al momento poteva essere ritenuta: coi decreti del 21 e del 22 set­tembre ri erano rotti gli ultimi ponti che legavano il ministero conservatore ai liberali moderati. Baldaaseroni restava Muto nella sua battaglia contro i reazionari, avendo