Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; TOSCANA
anno
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1952
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469
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h<* spirilo pubblico in Toscana nel 1H4'J dopo lo rutiaurnùone 4Ù9
raccolto io precetta o quelle ohe vi via seitiroanulutadUi conliiutavaao pervenire: la Rottiiuraa toscana* che evidentemente, rssrutiva l'influsso dell* tendenze poli tiene e della spirito ribelle; della confinante regione sottoposta al dominio pontilseLe, una parto dot Pistoiese non limitai* al volo canteo principale, I ,ivotti, qualche paese della provincia di Stona buona parto della Maremma, dove Cono lo condizioni disagiate dalla' maggiorana* della popolazione favorivano più cn altrove l'estendersi dai' principi socialisti. Se et considera la modestia del territorio granducale non fi può dire che le aree turbolente fossero poche.
Sta c'è dell'altro. La maggioranza assolutista orti coni ponto in massima parte di clementi apatici* di nc*nna coltura, aaa capacita politico e talvolta addirittura dannosi al Governo par il loro eccessivo estremismo, come affermavano il prefetto di Firenze ed il governatore dell'Elba, oppure ora formata da separatisti, come informava il prefetto di Locca. Se non c'era da preoccupar.-! per il momento della diffusione di tendenze unitarie aia sabaude che repubblicane, che raccoglievano un trascura-bile numero di seguaci* tutti nero, eccetto Pisa, concordavano nel considerare la parte costituzionale, minoranza al ma notevole anche per nomerò, come la oso intelligente, la piò. colta, la pia capacci quella insomma che poteva costituire la vera classe di governo. tatti, più o meno apertamente, convenivano che ancata classe rimproverava al governo la una supina acquiescenza alla politica austriaca, considerava una grave offesa occupazione militare straniera, chiedeva, per deciderai ed appoggiare seriamente il ministero Baldasscroni, un'aperta politica italiana. Proprio per onesto motivo vediamo affiorare alcune tendenze piemontesi (Livorno e Lucca) cioè verso ano stato che, per sconfitto, conservava una dignità e un senso di indipendenza ben idivesai da quelli di cui avevano dato prova il Granduca e i ministri toscanL
Non ai capisce perciò come da tali elementi i Ministri traessero una conclusione quasi diremmo opposta a quella logica. Non vogliamo parlare del Granduca che, penr titiaaimo dei suoi trascorsi psendo liberali, voleva solo Carne ammenda a si era posto con decisione sulla scia della politica austriaca, ma dei ministri fra i quali il Balda*-croni, che non mancava certo di intelligenza e di esperienza politica. Forse so di loro influì, la ai tu azione europea che si andava adagiando in una quiete reazionaria, forse anche la convinzione che con gli Austriaci In casa non si poteva fare diversamente-, senza pensare che un'occupazione militare straniera finisce per essere sgradita anche quando è effettivamente amichevole!, ciò che non poteva proprio dirai della occupazione austriaca. Se poi vogliamo considerare la cosa sotto il punto di vista psicologico, non dobbiamo trascurare, per spiegare la politica toscana, le stesso tendenze personali della mnggioninxa dei ministri che si sentivano portati pia a destra che verso una moderata sinistra costituzionale, che non avevano alcuna sensibilità per il problema Italiano e che in fine consideravano rassegnata rinuncia ad ogni ideale di indi* pendenza e di liberta del gruppo moderato costituzionale ciò che era soltanto un naturale senso di scoraggiamento.
Con qneste convinzioni ilandncci ci suoi colleghi potevano pensare che la burrasca ai andava allontanando e che era opportuno cominciare a stringere i treni in materia di libertà di stampa. Ma non era così. Ai pruni del 1850 dalla prefettura di Arezzo, cioè in naa citta che fino allora non aveva dato scrìi motivi di preoccupazione, veniva segnalato un crescente malcontento nella popolazione contro gli Austriaci con incidenti di qualche gravito. ') ?-;<-!h; r-'- -;. dita, nel mese di marzo, partecipavano alle elezioni comunali
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J jV>Er, Mlnwlero dell'lmcro. Uà 2211, Rapporti del 6. 8, 12, 24. febbraio.
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