Rassegna storica del Risorgimento

GIANSENISMO ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1952>   pagina <478>
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Carmela CèrUtla
poca isnaftasae, respingevano la dottrina eontenuU nel fitntulealaio opuscolo LTRy. bel (Cht cesa è fl i'.j/ut} vòlto ìn italiano accolto, eI* lodi d'occasiwu*. nella* in­colta 41 opuseall interessanti !.. religione** promossa dai vescovo di Pfato * Plrtnia. saltando penino i sopprimere, por dietro l'esempio di, tanti aitii. l'officio divino prò* putto In onoro di Gregorio VU. >)
li comportamento e il prestigio dot Degola che fa, com'è noto, l'anima del gian> acnisuio dello democrazia ligure. Li Ma appassionata difesa dell* memoria di fra P. Serpi, ha indotto a formulare raccostameli ti, raffronti ipotesi che non reggono. Non bisogna dimenticare o perder d'occhio che il giansenismo fu, anche in Italia tirìb a foni più pura, controversia teologica ristretta entro la bravo cerchia di ecclesiastici, regolari e secolari, carattere che, in Mutano potè conservare anche la. dove, come nella diocesi di Prato a Piatola il movimento non ai limito olle propaganda dottrinale ma ebbe, com'è riaapnto, otto il valido appoggio del Granduca* rumore ed efiunero attuazioni nel celebre sinodo che provoco la comparae della Bolla Aue-tortm fidei e, in un prossimo futuro, U crollo definitivo di quella gran fabbrica che secondo il vescovo di Noli {uno degli appartenenti allo stesso gregge o allo stesso partito) er* atata costruita e con troppa celerità*.*) Se i giansenisti, e almeno alcuni giansenisti, abbracciarono, con la atea** fede e senza lungo intervallo, i principi e le massime del giurisdìzionalismo e del democratismo, derive, oltre che da quel attuo di adattamento che ai attua in ogni trasformazione* politica e sociale, dalla aalda speranza ch'essi nutrivano di potere, netto un nuovo governo, diffondere meglio e più liberamente le loro dottrine. Ha i governi seguivano imperterriti la loro strada, opprimevano, quando lo credevano opportuno, le facoltà e le cattedre teologiche e trasferivano J docenti, come accadde allo Zola e al Tamburini, da un insegnamento .all'altro, ha base al criterio dell'utilità politica, come la fortuna dantesca trasferiva di gente m gente U ben ceni, 3)
Le dottrine, del reato, non superarono mai la cerchia ristretta degli iniziati e Q popolo rimase sempre estraneo ai grandi dibattiti, quando non proruppe in tumul­tuose proteste come accadde là dove, sotto le ali protettrici dal principe, 1"ordinario della diocesi promosse una riforma che non tarde a rivelarsi tanto ardita quanto inopportuna. D giansenismo divenne popolare e i giansenisti pullularono quando la deformazione raggiunse proporzioni impensate, quando il ginrisdizionalismo s'im-I padroni di quest'arma per colpire meglio e più decisamente l'avversario, quando l'im­pulso originario era spento o quasi spento. In Toscana come nel Napoletano, sebbene con un'andatura e una coloritura diversa, le sorti del giansenismo, anche quando questo cercò di affermarsi come complesso di dottrine teologiche e canonistiche, furono stretta­mente legate a quelle della monarchia assolala; e se il principe accordò, come accadde sotto Q governo di Tanucci e del eoo successore* protezione ed alati agli adepti non fu certo in vista di considerazioni e valutazioni dottrinali bensì e solo per la netta posi­ziono di alleati da cari assunta nella lotta contro la curia romana, specie nelle varie Casi della controversia per la chine*. Se Q catechismo del Mésengoy ebbe cosi larga accoglienza e così strenua difesa nel Napoletano, si deve, piò che al suo contenuto strettamente teologico, al largo posto riservato, ncll'e posiziono della dottrina, a'
> SAVIO, pp, 809, 812. *> SAVIO, p. 747.
*' G. MaSfreaB, TamòurùiJ e il gìo/urnìsmo bresciana, Milano 1941; JtWarieae [ftanetstt e crisi dal giansenismo italiano, in Bollettino storico pavese, 1942, p. 48 segg.