Rassegna storica del Risorgimento
GIANSENISMO ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1952
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pagina
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486
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486
Carnuto CarUtia
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di ni no io ne r* inttt.> il lord predomìnio. Fn ood the, luru-t MaowVi il giansenismi i confa* UMlineò col l'anti* e tunisino, e col jt imi*ni imo i confusero altre far** b* con tuo avevano relazioni del lotta ri intuiteti li ed erano cosa pia degna dì nota del tatto Mita in il HI im.'.ivi mtnioried essenziali che avevano determinato la gradì e lo volgimento della dottrina relativa ai problemi della predettili , D grati*; fon* diverse ed avanti un proprio contenuto r. un* propria fiaiun>siui.i a "* propria finalità che conviene tempre nettamente di t indurre. ') Tatti mimano, per proprio conto, allo slesao brrvaglio. ma non e lecito confondere in uno i (Sfreni tiratori *ot perchè volti allo tro punto.
Fra di OMI ti lì liti III 111 in modo peculiare, il Gioberti il quale però, oltre ad avere ufi occhio più esercitato e un'armatura più potente, era motto da proponiti ormai palesi tutti. Vi.m eh,- il tentativo di convertire con le blandizie e la suggestione del Prunaio ì Ceauiii alla canta della rivolasìone era fallito, conveniva attaccarli in pieno e direttamente, il che avvenne prima coi Proligomani poi, in maniera più diffusa e violenta, coi cinque volami del Cernila moderno. Ma ciò non (piega la tua dichiarata avversione e le accu.te e le rampogne contro il giansenismo italiana e frante-te, l'nno e l'altro, impegnali come 'c vitto, un dal primo apparire, in una lotta senza tregua contro la Compagnia. 11 perchè è molto semplice ed è piegato dallo itruo autore del Primato in una lunga lettera del 13 dicembre 18-10 a T. Marniseli, nella quale, dopo avere lodata l'erudizione, la pietà. Ir buone intenzioni di alcuni fra i magK'ori riponenti del giansenismo, lamenta che * oltre alla dìrbiarariime del 1682, il clero di Francia cì fece on altro cattivo regalo... il Cianteniamo . E continua: lanciando tare il danno che CMÌ. e i Gesuiti loro antagonisti fecero alla fede con certe dìspute minute e interminabili u ciò che non è dogma, quando tutti gli -forzi dell'ingegno cattolico avrebbero dovuto volgersi contro la nascente empietà ei nocquero assaissimo albi religione, otto il pretesto pecioso di ritirarla, verso i tuoi principi, rendendo il pontificato debole ed infermo. La monarchia pi rituale de) Papa vuol r*erc non assolata, ma forte, perchè deve reggere 11 mondo . Più sotto critica hi condotta del Sarpi e finisce con proclamare che e il modo più sicuro, più dignitoso, più efficace di sanare la Chiesa, sta ne) riconcilia ria coi civili progressi , incutendo sulla neeeaaita di creare in Italia una cuoia dì filosofia, di liberti, di eivil sapienza, cattolica, moderata, anti-fraficcac, aniigermanìca e veramente italiana; la quale con la ma influenza distrugga il male fatto da tre tecob >. )
li giansenismo i, dunque, un cattivo recato d'oItr'Alpe che va, come il galhca-niamo, respinto non tanto per le dispulo minute e interminabili, quanto per avere indebolito le forse del pontificato che, nella mente del Gioberti, e nei termini dei Primola, avrebbe dovuto convogliare a guidare il rinnovamento civile dell'Europa e egnatamente dell'Italia,
Toltavi* occorre aggiungere che nella dialettica del Gcaufnt maétmo i due termini apparentemente antitetici, giansenismo e gesuitismo vengono infine associali nella tessa condanna: l'uno perchè troppo rigido, angusto e lontano dalle vie del no
li Mi piace notare che a umili o analoghe conclusioni uà giunto prima di me e con più forti ragioni A. C JoiOLO nelle/,. !., p. Xtx teg. *) BpìrtohriQ. vaL III, pp. 93-101.