Rassegna storica del Risorgimento
GIANSENISMO ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1952
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pagina
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490
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Carnuto CartMiia
l,n rriU r che in HwilllllU. lurgllo in Torto, di già ! Morti v "'"' nasoi meni di quanto il Campodonico pcm a r di quanto Carla Mh'rt, il [JUI<-, . ..It,' risaputa, vni U fobia di tali eretici. Credeva. 'I Che il Guutie* e il YejluVa a kit mei pari"-), paio * quel sinodo di Piatali dw ! Annalisti toscani dichiaravano <BII dosso può ivrre un <frto JIC> mi BIUI più deve averne il giudizio che del gallir.au-NIM> Ila da(u, sempre e senza tergiversare, il Gioberti.
(.erto. I-i tlhir.j raffigurata nel Gesuita moa'rrna non era quella do pillili Doti coincideva con quella affienile, ni il calla lirismo dall'autori- poteva rientrar, in nodo agevole, fra i termini dell'ortodossia. Cosa ornai più che sicura. Ma ci non vuol di/r ch'egli abbia, -14 pure in pMe- O iti piccola parte, accettata l'eresia condannata di Ciantroio e tanto tncDO fucila dispiegato nell'opera degli appellanti. Non caao egh non ricorda, fra i nomi di altri che loda, quello del Quesnel e non a ca*o, ha con fona, difeso, e non indi retta in ente, la condanna di Itomi,
Vara è ch'egli ha espresso, e più di una volta, la ma ammirazione per U dirittura e In coltura di certi giansenisti, specie per quelli del primo periodo, ed e anche vero che tra certo rnflua*o ha dovuto risentire dell'opera dcll'Arnauld. Ma quale e quanta lìitffw fra il nucleo sostanziale del petuie.ro religioso del teologo frnacnM I quello del Gioberti, tutto proteo verso una ricostruzione ch'ile, alla quale e affatto estraneo il primo giansenismo. 5)
Perche avverti, nei termini cennati, a una siffatta ricostruzione, egli ha criticato, aspramente e lungamente, gesuitismo e giansenismo come i due poti sfittici che turbavano l'armonia e l'equilibrio del cattolici imo. Ma non è vero affatto che ì giansenisti almeno i più rappreseti tali vi, dal Saint-Cyran al Que-nel abbiano prete di porre l'uomo in diretto contatto con Dìo, ripetendo la posizione della riforma protestante che faceva tabula rota dì ogni gerarchia intermediaria e negava in tutto la tradizione che. od onta delle inero*tauoni e degli abusi e delle riserve gallicane. ì gianaenitli riconoscevano nella Chi e a romana; e non è abbastanza sicura quella necessita conseguenti ale. tante volte ripetuta, per cui dall'opposizione al ccntralittno e al cosiddetto assolutismo papale, caratteristica negli ultimi giansenisti, specie negli italiani, e dxll'is tour azione di un ordinamento coaùturiouale e democratico in eoo olla Chiesa, ri sarebbe dovuto giungere naturalmente oirapplicazìone degli stesa! principi alla società civile. *'
Intoni- ti potrebbe sollevare qualche dubbio sulla natura e la convenienza di quella democrazia che, a ma' d'esempio, dopo aver chiesto pomposamente che la nomina dei vescovi rj,u](i eota un tempo, dall'elezione a clero e popolo, finisce per trasferire il potsetao dei diritti dì quest'ultimo all'esercizio della sapienza e prudenza del principe. Del principe, s'intende, tagliato sul modello di colui che mona. S. De* :ava a proclamare prirwpf jarujrniitaxum. *l Ma qui il problema ti allarga.
l> A. Morrn, f-e Rfflexion* hUlariquti éi C. Alìxru, Modena 1916,
i A. AftnuoTTì. Cioocrti. Firenze 1922, p. 132 tegg.
rapporti fra rianseoiwno e protestantesimo vedi le giuste osservazioni di CistOABO, La ri/orma rriigiota nei carteggio inedito di R. Iambruiehini,Torino 1923. voi I, p. coatto
* In una lettera del 14 dicembre 1782 enei egli scriveva al Tamburini: Da Pistola psUswrt il buon princrpijiinieni.rarum, il grande e pio Gìnsepp* IL Io ini traggo di vederlo . [Itoli, Mia SaeUtì pocr di Sloria patria, 192. p. 70).