Rassegna storica del Risorgimento

GIANSENISMO ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1952>   pagina <493>
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ni avverto il tfanumigmn 493
la Francia. O in Iulìa. dichiararono eonlruri alla co.tn.j-ir 1 cirro o qurlli che ad e* tennero fedeli a MBUinqjta Ui dUÌM firn- [wi non continuar* u questo tono che. potrebbe facilmente allungarti ci *i potrebbe domandar* fosse pio giantetiitia il Ijtandt ArUa'iM clic applaudi Uà nmea dr-H'editto di Kant** ed ebbe parole infocate contro la rivoluzione inglese, o ti tal*** conte Trautinansdorf die scrisse un libro in difesa della tolleranza civile e re­ligiosa, plaudendo alle riforme di Giuseppe li. :>
Tempi diverti. circostanze divene. Ma forse aderiva meglio al siatelo* il primo giaiucuixno. che ti tenne fedele alla dottrina dell'aiaolula e perfetta obbedienza al principe, anzìcebè quello più recente che, a breve dntatua ti ditdiste, paiacndo da qu-lla dottrina all'altra opposta e costruita olle premesse teoriche di ogni governo democra­tico. Gomonque morivi politici e intrinsecamente estranei all'essenza della controversia per ac donunatica e teologica; motivi che vanno ricollocati e valutati noi piano della lotta, che il gallicanismo e il giurisdizìooatìsrnu condussero, uniti o disgiunti, contro U Caria dì Roma, tendenti ape a risolvere la compagine internazionale della Chiesa in altrettante chiese e dùcanole nazionali sotto il controllo dello Slato; motivi di cui, in un certo momento, il giansenismo più recente *Ì è certo giovalo, ma mai come tale e perche tnle.
Comunone, una co** è certa: che il gianaenùcoo non ebbe mai un proprio corpo di dottrine politiche. Aderì nella prima fate fedelmente ai canoni e agli ordini della monarchia assoluta e nella più recente oscillo tra l'assolutismo e la democrazia, inge­gnandoti di conciliare i principi del cristianesimo con quelli che inspiravano gli ordi­namenti delle nuove repubbliche, non tenia qualche dissidio.J)
Potremo ritenere ch'esso o meglio aironi che di eo erano, tra la fine del secolo XVIII e gl'ìnUi del XIX, esponenti più o meno dubbi, abbiano eterei tato qualche in­fluito nulla mentalità dì quelli che peritarono e agirono nei prodromi del nottro Risor-
H PaXCtlN, Lai Jontinitux du XVIII iìkU et la wuiilunon eìtiU 4u tUrgt, Paris 1928. p. 483 aegg.
"1 De loieroniio acctaridttica tt civili, Ticini, M0CCXXX1II. È noto che l'autore di quest'oneri è P. Tamburini: Rumiti. Storto dttla Itoerto religiosa, Torino 1901, volt I. p. 516 egg.
*) Che gli esponenti più autorevoli del giansenismo to-eano gii or dattero con poca simpatia e con una tal quale diffidenza l'opera che i commilitoni andavano volgendo in Liguri. e altrove, appoggiando le nuove istituzioni democratiche e avvalorandole alla luce ili una nuovo interpretazione drl rri>tiiitir,jnti>, è cosa certa. Reg.ilisti, e lon­tani da qualsivoglia preoccupazione politica, condannarono, in blocco e tenia riserve, la Rivoluzione francete e non potevano veder di buon occhio quella che. in conseguenza o quale riflca degli eventi d'olir*Alpe, ti andava compiendo in Italia. Accolsero, con grande plauso e unita di contenti, le Letter* teologico-potitiett del Tamburini che con­siderarono poi come un traditore della gioventù, come un bravo teologo avvilito e prostituito a queste inette quando pubblicò le Lesioni di filosofia morale (CttDIQtOU, ti gianscniimo in Toscana, Firenze 1944. voi. II, p. 35S *cg.). Il De Vecchi, in mia let­tera del 29 agosto 1791. da un giudizio poco favorevole degli Annali axrUjiattiei di Contro* (poco aditili ad inspirare un grand* ÌM*T*M* p*f la rtUgiona, o zio per la ittita drf.U argomenri <.. iio per Io zìi/* eh* MI porr pìutlOJtO intralcialo e monotono e qudUht rotta tritio!*). E, per quanto concerne le miaaioni favorite dagli esponenti del Ciante-oitmo ligure e dal vescovo di Noli, dichiara: mi tratrtrei imbr ot fiatili imo di far il prt-