Rassegna storica del Risorgimento

MONCALIERI (PROCLAMA DI)
anno <1952>   pagina <566>
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il. PROCLAMA DI MONCAL1ERI
Brere mortali* a*vi tpaiìum quello ci va dal 6 sgotto al SO novembre, 1149, ma intenso dì venti a d'insegnamenti decisivo agb* effetti della. conservatone delle fati razioni liberali dal ronsolidameato dalla fnuóoaa Ha liana del Piemonte.
' Tra quel Re giovane pregiudicato, nt innamorato del metier da roy*. CSIM avrebbe detto Luii XIV (ma un anno dopo era già anche per itti rursiicm di boia, come ricorda il Senior), e quel minittro di poco più. che cinquantanni, aldo moralmente, ma poehitwmo amante delle gioie e delle oraci ministeriali, animati entrambi da ana gran fede ad dettino del Piemonte e nell'avvenire d'Italia e intenti a fan i primi passi per le vie costituzionali, l'intesa fu per molto tempo profonda, prima che il disarmo di fronte alle questioni ecclesiastiche del *5S portasse il creatore del mito del R* gotoniuomo a non vedere in barba Vittorio te non romito de lo Rotiti. Perchè l'Azeglio era indubbia-mente; un autentico monarchico, ma, ia fondo, riconotceva la repubblica come miglior forma di governo. Un po' in teoria, a dire il Vero, forte perchè non gli era ancora riuscito di trovare repubblicani fatti ani tuo stampo. E. con tutto il rispetto per casa Savoia, le ne lettere del '49 tono piene di deplorazioni perchè Carlo Alberto (che, con eccessiva mancanza di buon gotto e di generosità, non calta a definire, in qoel ano linguaggio spregiudicato, magnanima cassila) non aveva abdicato un anno prima. Aristocratico di guata o di tradizione, borghese di cultura, poatidente di qualche larghezza, ma guai a. vantargli i diritti dei magnanimi lombi . o la nuova nobiltà del denaro. Quando l'amanuense della Legasene carda a Roma lo definisce tal passaporto del M5 Possidente, egli 'affretta od aggiungervi di ana mano e t pittore . E qualche anno più tardi, cenando al Cambio, invidia Leonetto Cipriani, che può concedersi il lusso di un pranzo a cinque franchi, m Buon cristiano, ma anticlericale a ano modo, ma incsorabil-mente e. soprattutto, antiprete, anticuria, antiroma, in tutti i sensi. Ancora alla vigi­lia della guerra del '59. Massari sei suo Diario diceva che e Massimo è pretofobo. Alle-gro, scanzonato, piacevoliwimo, tanto che lo ttetto Massari, nel '53, al Bingham, che gli chiedeva se avesse mai incontrato a pleasant Piedmenicac, non evitava a risponder-giù Azeglio, e tuttavia saldissimo in una concezione di intransigente coscienza civica fino ad esasperarla più tardi in un pedagogismo moralistico non sempre simpatico. aè utile. Patriota, ed autentico, ma avverso allo avventure, alla improvvisazioni della una riscossa, cosi care all'eloquenza democratica e allo abilità lusingatriei dell'uomo cui non perdonerà mal Novara, Urbano Rattazzi. È pieno di limiti Massimo d'Azeglio, con i suoi esclusivismi, le sue incomprensioni, le tue antipatie, ma e anche liceo di ana ricchezza poco '"iii'Vi quella del carattere; ss quello che vuole e, una volta assunto un compito, Io adempie fino in fondo, fin fiducia nel buon senso, fino a identificarlo in una lettera del 'SO alla moglie, con il genio; riconosce la forza fondamentale dell'opi­nione pubblica e tenie che. al di la delle apparenze e delle illusioni, l'onore e la dignità sono anni di pom'ordine.l)
'}) Sai rapporti tra il Re .l'Azeglio, ved. il bel volume di N. VACCAIXUZXO. Mag-simo dVisegb'e, Roma, 1925, pp. 203-220. e i dece di pp. 395-398, tenendo presente perù, per questi ultimi, che non cono riferibili al 1849 ma. come ha dimostrato padre Pini, alla crisi finale del ministero d'Azeglio (P. Pnuu, Pio IX Vittorio Emanuel* II del loro carteggio pricato. I. Lo, laieiuaiion* dello Stalo Sardo, 1848-1856, Roma, 1944* pp. 107-109 n.). Cfir. pure K. W. Ssion, L'Italia dopo il 1848, a cura di A. Omodco.