Rassegna storica del Risorgimento

MONCALIERI (PROCLAMA DI)
anno <1952>   pagina <580>
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' Albano M. Ghmlbmi
*rrvavrl, tÌMitlìtiéfiVa alla Cantini u torio partilo dltpuato, traendo fa agnato di
Mu*irtiD, qutlchtv ri'ni:1*;*itinr (e l*Attilio, poaalatn ritraevo. Bufi avrv trevaarSto fucato indizio)! tUM intensione vera e prapHa di fermare .Tazione dtl Covarne ermti a* e*ra più. ma* in fondo, l'uapetto deU'uaaftmluVA non ora mutalo. H H
Delle voci che correvano per Torino di tua eventuale aeingUmcnt deli Cam, della aoafM-niùon* dallo Statuto, di restrizioni alla liberta di lampa a di modlarbe .,] diritto elettorale* ai faceva eco il Dctmaiaières, il mieta aaaienrava che jurau- idee coalavano partigiani tempre più numeroai, apccla n*ireaerclto. E di questo eoi postiamo eaaere certi oltrsvcraa la corriipondenza Dabonnida~l.amarmwra. *)
Tali voci naturalmente, preoccupavano l'opposizione (forse paurota di esimi qualche riacbie per aver pattato il treno, postiamo ritenere), la quale inviava il Pareto dal ne a ondarne l'animo e a metterlo in guardia contro i raosienori. D Re garantiva di voler Maceramente la conaervarione delle Statuto, ma non nascondeva i pericoli dovuti alle esagerazioni del partito democratico.
Tra. anelli che caldeggiavano, seguitava il Deanuriaièrct. la aotpcnaione momenta> net dello Statuto, 1 pia moderati ritenevano opportuno di farlo aolo dopo la piena approvazione del trattato di pace, per evitare il sospetto d'un colpo di Stala. Con queti c'erano fatti i ministri, e, naturalmente* 1"Azeglio, per il quale la legalità era il principio barilaie come tappiamo. Sebbene la perseveranza nella legalità, comic-ctaate anche a lui ad apparire difficile.
Penano da Firenze gli giungevano suggestivi incitamenti ad agire più risolutamente. a tarla finita con l'oppoaizione. Suo nipote Villamarina, miaiatro tardo nella capitate toscana, gli trascriveva, infatti, il 13 novembre. un*oaa> esplicita lettera che gli era arrivata da Torino, e Jet none somme* Umjoarr dona une rìmotion anormali doni fl fornirà bum sortir; rtpiron qua ce sera tana ente ciolmie. On voudroit un pru plttx d'energia et d'attivile dona le ppuvóir fatictuif; nona creyenr qu'il pourrais tn empleyer sena reur, <pte mtme il diminuìrait le dangrr, cor l'oppotixion seni que U Urrain lui meaeve aovt fa piea moia U nefoudrait pas avoir fair de le craindre, autremtnt elle se ren/ércs da fame lafeSaleaa* du pouroir, t plus on sa tVusm oUcr a la dfriee et plus on aura de Io peine à renuiire la baratte dona la benne evie .
Non è che l'Azeglio fosse tempre meno pugnace, come pare al Cognaato, ma la tua fede nella legalità, condivida da molti nelle atetee file miniateriali, non era *COM dalle inrittènze di quanti volevano pcrieolase modificazioni della legge elettorale o. addirittura. la toipenaione dello Statuto.
L'awertione democratica t'appuntava all'energico Pinella* che godeva della fiducia del Sovrano ed era in primo piano a reclamare le misure più radicali.]! altre voci preoccupanti venivano meato in circolazione per turbare gli animi con la pro­spettiva di moti e di attenuti.
Ma neppure questo bastava a muoverò l'Azeglio dalla tua linea di condotta. Sempre pronto a fare sn altro Monte Borico a rovescio, era, perù, convinto, come tcriveva al Lamarmora, che a un colpo di Stato non ci ti doveeae venire proprio che in casi di necessita estrema, assoluta; altrimenti non avrebbe costituito altro che un
*> Lettera del DetmaJaierea, del SO ottobre, m Cotoxno, op. pp. B6-S8; lettera di Costanza d'Azeglio al figlio Emanuele, del 30 settembre, m Souvenin W aterifuerde le merauit* COSTANCF. D'AzecUO nte Alfieri, Torino, 13M, pp. S69-3T0.
?Ì Vedi In lettera del Dabormida al Lamarmora, del 3 ottobre, in COLOMBO. pp. 90-92.