Rassegna storica del Risorgimento

1851 ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1952>   pagina <658>
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Armando [untotini
uaa combacia con gli adirmi 41 rito. Ma aaa vi combaciava neppure, otturte tleotuitsetlu, il giudizio di qurti i-iill,i Fronda, I,a Francia 'I"! 184 e d"l ISSI noci era U Fraaeia del Gcùaot il quale aveva divinato di poter andare d'accordo rn MHtcrnich e di avariasi* me toccato il polo d'Ila perfr rione avendo trasferito nel MO paese le fornir liberali ingle* i equilibrato i poteri ed elevata la proprietà a custodia dell'ordine' pubblico *. M Ens piuttosto la Francia, idealistica, ma non IODI natica, aiuti cmineBtemeotc pratica ed equilibrata* del Talleyrand e della quale Cbarlea Dupuie scrive bellamente.: La Nazione francese è al di sopra degli intero* particolari del regimi che in un certa momento la governano e che ri pOMono servire indifferentemente l'uno dopo Tataro* fino al momento in etri a loro interassi coincidono con quelli della Mariane; la nazione parte necessaria e integrante di quel gran tutto che e l'Europa; l'Europa centro storico della civiltà mondiale, non può sussistere come tale che mediante una pHk stretta unione delle sue porti. Da questa premeaaa di carattere pratico e conser­vatore e non da ideologie dottrinarie, discendeva il programma di pace di Talleyrand attraveno una politica di alleanza fra le grandi potente: mettendoti dall'angolo visuale francete, le aileanae più utili per l'attuazione di quel programma erano con l'Inghil­terra e con l'Austria . *)
Ma era soprattutto la Francia, che aderì con ben 67 deputati al Comitato franco iberieo-Italiano. parallelo a quello di Mazzini e, e anche uà contraffazione inieMUto con gli stessi principi. La vitalità e l'iniziativa francesi stavano poi nella forza espansiva mediterranea e ncll'aver aaputo dominare o correggere a proprio favore gli eventi tragici del aecolo. Seppe volle e potè, perche l'Italia non teppe non volle e non potè atcoltare l'imperativo mazziniano; ma il Tatto non muta.
Ma dopo tanta polemiche, dopo una serie di manifesti parziali, di circolari, di let­tere, eccone ano che sembra riassumere, spiegare, precisare.. E quello del 30 settembre 1351 del Comitato Nazionale agli Italiani, datato da Londra e sottoscritto di Murrini. Saffi. Monteechi, Agostini e Quadrio. Direi che la mente*.quadrata di quest'ultimo. da poco giunto a Londra, vi è palese.
Manifesto conclusivo, potremmo chiamarlo, le cui affermazioni sono le seguenti:
a) La rivoluzione non sarà pio francese, germanica. Italiana, nngarcac: ara europea*.
a) a L'Italia fatta nazione, dovrà intendere a volgere la potenza di vita economica, commerciale, navigatrice che le dorme in seno.
e) La tradizione italiana non vive che nei due eterni elementi, il Comune e la Nazione a.
d) La monarchia e I'aristocraziu non hanno, com'eleraenti nazionali, vita, ne storia .
. a) a La rivoluzione d'Italia ara repubblicana, e perchè repubblicana, unitaria .
/) * La rivoluzione sarà sociale.
g) La rivoluzione sarà religiosa .
k) Non terrore organizzato, non proscririone, non sistematiche diffidenze (oggi avremmo detto epurazioni) di classi intere: la bandiera nazionale, sciolta al vento una volta, non può avere nemici in Italia che i tristi, pochi e codardi.
V.OMODEO. op. ri*., p. 345. f.i
3 Cu. Dvn'W, Le mùiistòre da TalUyrmd en 1814, Pari, 1919-1920: tradus. di DtuT Cooper con biografia. Torino. 1939.: Vedi pure: S. GEMMA, Storia dei arenari dirgli atti diplomatici europe dal Congresso di VUntut ai giorni nostri, Firenze, 1940.