Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; DE BONI FILIPPO ; REPUBBLICA ROMANA (1849) ; SVIZZERA
anno <1952>   pagina <684>
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Luigi Antonio Panano
Decori* precisare, ansimilo, eh* l mistioni Affidate ari febbraio 18*9 del pf wn Irll.t Repubblica Romana ni De Doni dir si era velato allontanar* tu Rema, perebà divenuto un incomodo e troppo vivace critico furono, Invero, due: an* prima breve in Toscana, ed altra di maggio? dorato rd importanza presso In Conf-deraaionc svisaci a. Per la Toscana ri commetteva semplicemente ut De Boni, trave** dosi ivi di passaggio per recarsi in Svinerà di far conoscere lo ituarione - lo spirito pubblico nella Provincia, quali i pensieri tuH'onlonc con Roma e piali i mezzi di difesa (rapporto De Boni al Rusconi in data 21 febbraio 1849).
D Do Boni giungeva a Firenze il 21 febbraio, e quivi tratteneva*! fine al MÌCCCS-ivo giorno 23. Nei giornalieri rapporti inviati a Roma, aMai interessanti perche du­rante il breve aggiorno egli fu spettatore dei gravi avvenimenti verifica ti tafJ) dà notizia dell'agitaaione ivi coutente in seguilo all'invasione austriaca in Verrà, del moto reazionario capeggiato dal De Laugier o delle cendirionl politiche del paese, sottolineando la debolezza del governo provvisorio e la divisione degli anfani.
Firenze scrive egli al Rusconi è alquanto badata, gli ordinamenti gnor rcacbi del D'Avala eaiatono uUa carta non cattivi; Siena tace, ma i Fontebrandini parteggiano per Leopoldo. Livorno e sempre la citta piò risolata ed energica della rivoluzione. Paria ancora dell'azione progettata dal Martini, che doveva tendere albi proclamazione della repubblica e all'unione con Roma, ponendo alia testa del nuovo ordine di coae Montanelli. Guerrazzi e Zannetti. progetto ebe svanì per influenza par-ricolare del Guerrazzi. Fornisce particolari sul moto reazionario dei contadini di Val d'Amo e del Pratese* che fu sedato dalla Guardia nazionale e dai municipali eoi con­corso della legione polacca e degli euli lombardi. Credendo dapprima prossimo l'in­tervento armato piemontese, proponeva lo scambio di drappelli d'armati fra Roma e Firenze per dimostrare In solidarietà fra le due provincie italiane. Sospeso Pintcrvcn-to predetto, e quasi completamente represto il conato della reazione chiedeva al go­verno di Roma l'invio di un rappresentante stabile in Toscana, che fu designato nella persona del Maestri. Nel contempo, preoccupandosi della difesa di Roma, consigliava di adottare urgenti misure, fra cui bandire la leva in massa, inviare eventualmente Garibaldi coi suoi militi negli Abruzzi, imporre un prestito forzoso, fare requisizioni dei generi necessari.
Riscosse il Do Boni la piena approvazione per l'opera volta, come rilevasi dalla lettera indirizzatagli in data 24 febbraio dal ministro degli esteri Rusconi, ove leggeri: jVir! orare tempo in cui vi sin* trattenuto in Firma voi atti* bm meritato dalla Repubblica m nello esternarsi e ripeterti tutta la tuia toddù/atione, non patto non pregarvi e* nuovo a pro**giura il cestro viaggio parendomi nonchi tUile. necessaria 1 opera tattm in Scis­sero, Voi lundret* ben* d'ette cose e dette pestone di costi il cittadino Maestri e lo potrei,* voi unita in natila linea di condotta pubblica eh* vi timbrerà indicata dal complesso delle rmergtns* Toscane e nostra
Cosi, da Livorno, dove trovava*! il 28 febbraio, il De Boni si dirigeva verw la Svinerà, faceva sosta a Ginevra e Losanna, oye .conferiva con quasi tutti i consiglieri di Stato, indi passava a Berna. La missione affidatagli presso la Confederazione elve­tica era indubbiamente assai delicata, ma il De Boni era particolarmente adatto ad assolverla per la conoscenza, del paese, avendo già dimorato come esiliato politico.
') Per gli avvenimenti toscani di quel giorni v. G. LA CECILIA, Cenno storico tuWaltima rieolusion* toscane, Capolago, 1851, pp. 1SS seg.