Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; DE BONI FILIPPO ; REPUBBLICA ROMANA (1849) ; SVIZZERA
anno <1952>   pagina <688>
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Litici inumi, Pagano
e dovendoti orludrrr qur-ti. penila avanzato negli anni, un ufficiai* fraueese Falle* Bratoa, comandante dal genio In Fram-ia, gì accanito avversario di Luigi Filippo, che gli veniva dipinto coma soldato di forte ingegno e di cuora ardilo. Quest'ultima daainao* (ione non vanne accolta dal governo di Roma, che avevo Invece preferito l'Aveazana. Ciò fu poi criticato dal Da Boni in uno delle uà Iettare al Calmati M come un errore dello amato governo, facendo oiaervara che la nomina di un. minitro francese per le coae di guerra in Roma amato e reputato nelle milizie francesi per la eoe doti dt coraggio e di acnno. avrebbe forae potuto mutare 11 cono dei successivi avvenimenti.
Attraverso i numerosi dispacci del De Boni è potabile ancora seguire la diuturna attivila da lui volta per raggiungere i fini assegnati alla sua misaiooe. Quanto al rico­noscimento formale della Repubblica Romana, lo tesso De Boni, dopo il primo collo­quio avuto col Fame, non mancò di esercitare viva insistenza in proposito. In data 19 marzo, infatti, inviava una nota ufficiale allo tesso presidente, con cui richiamando--i alle parole di fratellanza poco prima espresse da quest'ultimo,rilevava che il ritardo in ìffatto riconoscimento era una delle cause di malcontento dei Romani verso la Svizzera e aggiungeva, che il governo della eoa Repubblica prometteva di rispettare gli Svizzeri nel ano territorio, però chiedeva, ut contropartita, il congedo del marchese Buvieri e la "rottura delle relarioni col governo pontificio, che aveva in pattato osteggiato aperta mente la Svizzera, sostenendo il Sonderbund. Di ciò dava conto al Ronco ni, con altro suo m pporto cU pazi'data nvlO, dicendo pure che gli stenti Svizzeri, che sostenevano la neutralità, nei loro giornali rimproveravano il governo federale, perchè non rico nosceva la Repubblica Romana, che aveva piantato la bandiera repubblicana sul trono papale.
La nota di risposta* che a nome del Consiglio Federale il pre-adente Purrer faceva pervenire an'inviato1 romano, il 27 successivo, confermava il precedente giudizio per cui ritenevati estere il riconoscimento delta Repubblica Romana, e per conseguenza la rottura di relazioni col governo pontificio, escluse dalla competenza del Consiglio e devolute- invece, alla decisione dell'Assemblea Federale. Affermandosi che- del resto, nessuna relazione in atto eziateva con la Nunzi a tu m apostolica, la nota cosi concludeva: >: Confortncmcnt Tusage reco le Conzeil Federai n'entrerà paa plua ea relation avec un Gouvcmement qui de fnet n*ex*i* te pas et qui par eonsequence ne peut offri r aucune ga­rantii: ponr Yat i niii[ilimiili HI aux promeasca qu'àl nourrait Stre dans le Cas de faire a.
La risposta era evidentemente ispirata ad una tattica temporeggiatriee ed accomodante* che fu pure seguila dall'Aemblea Federale.
Invero, il Consiglio Federale riferi con apposito Rapporto un'Assemblea Federale, in data 18 aprile, pubblicato nella Ftuille Frdrrolr, Milla richiesta dell'invia­to romano, dando ragione del suo atteggiamento. In seguito, la questione fu agitata nel ConsigUo deglr Stati,' e nella seduta deJTlI maggio* pronunziava un notevole discorso in favore del riconoscimento del nuovo Stato romano il depotato di Xenehatel, Petitpierrc L'oratore, dopo avere ricordato gli avvenimenti del 30 aprile e l'eroica e vittoriosa reeiatenza del popolo romano contro i suoi assalitori, aveva chiesto che l'Assemblea non differiate la forroalitA del riconoscimento, che poteva avere una grande influenza morale ani destini di va popolo degno di tutte le simpatie, ottenendo che l'affare veniate trattato in una delle succeesrvC sedute (rapporto del De Boni al Rusconi in data 11 maggio 1849, n. 45)?
Il dibattimento i avoUe ancora nella sessione del 21 maggio successivo e, secondo la relazione fatta dallo stesso De Boni, l'esito fu infelice (rapporto De Boni a Rusconi
1 R. COKHADO. Filippo Dt Beni, cìt., p. 103.